Ci sono dei nomi nella vita di ogni persona che destano immediatamente dei ricordi, che fanno trasalire come se si toccasse una parte importante del proprio cuore. Uno di questi, per me, è proprio Chopin, perché io, ascoltando la sua musica, i suoi notturni, restavo incantata a guardare il cielo stellato e sentivo crescere dentro di me una nostalgia che non sapevo definire.

La musica, come la poesia, indicava qualcosa, costringeva a guardare meglio tutta la realtà e a ricercarne il senso.                                  

Sul pentagramma, come in un diario, ritroviamo dunque il cuore e le domande di un uomo, Chopin, appunto. Mi piace parlarne per far conoscere lui e la sua musica, frammento di bellezza.                                                                                  

Questi che scrivo sono appunti e spunti per approfondire, porte socchiuse che verranno spalancate poi personalmente.                                                    

Chopin nacque nel 1810 a Zelazowa Wola, piccolo villaggio di campagna vicino a Varsavia, da padre francese e madre polacca. Enfant prodige del pianoforte, a soli sette anni scrisse la sua prima opera e a otto debuttò in un concerto pubblico. Nel 1830 decise di lasciare l’amata Polonia per stabilirsi in Francia, ove intraprendere una luminosa carriera internazionale. Diventò il pianista più conteso dalla nobiltà e dalla borghesia parigina e intrecciò una lunga e tormentata relazione con la scrittrice George Sand che di lui annotò: “la sua creazione era spontanea, miracolosa. La trovava senza cercarla e senza prevederla” ma poi…”si chiudeva nella sua stanza anche per giorni, a piangere, girando a vuoto, spezzando le sue matite, ripetendo e cambiando le singole battute centinaia di volte”.                                                                            

Potremmo dire che il suo genio fu quello di saper tradurre in poesia musicale, attraverso il dono della sua creatività, le sue emozioni più intime e autentiche.

Scriveva: “Mi sarebbe forse più facile manifestare i miei sentimenti se potessi esprimerli con i toni musicali “. Da tempo malato di tisi, Chopin morì il 17 ottobre del 1849 assistito dall’amata sorella Ludwika.                                                                                   

Il corpo venne seppellito nel cimitero parigino del Pére Lachaise, mentre il cuore, racchiuso in un’urna d’argento, venne murato in un pilastro della chiesa di Santa Croce a Varsavia.   

                                                                                                                                               Per conoscerlo veramente, prendiamoci tutto il tempo per ascoltare un suo notturno, una sua Polacca, o il pezzo conosciuto come “la goccia” preludio n.15 in cui alla melodia in primo piano fa da sottofondo una nota dominante. I suoi rintocchi richiamano, sono come una scintilla per il cuore di chi ascolta, richiamano al fatto che la nostra vita è dominata da una nota sola, da quando si è bambini a quando si diventa vecchi: il desiderio di felicità!

E adesso godiamoci questi pochi minuti….

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