Che cos’è un pellegrinaggio? Perché partire? Cosa mettere nello zaino?

L’amico Piero ci parla della sua esperienza come pellegrino e ci consegna dei preziosi consigli per chiunque voglia mettersi in cammino.

Anche in questo caso (come per la pedalata a Cremona), lascio totalmente a lui la parola.

Buona lettura!

Papa Francesco, indicendo l’anno straordinario giubilare, ci parla chiaro indicandoci nell’essere pellegrini la modalità più adeguata per viverlo a fondo:

“Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. La vita è un pellegrinaggio e l’essere umano è viator, un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata. Anche per raggiungere la Porta Santa a Roma e in ogni altro luogo, ognuno dovrà compiere, secondo le proprie forze, un pellegrinaggio. Esso sarà un segno del fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio. Il pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alla conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi”. 

Desidero comunicare la mia esperienza personale di pellegrino, maturata nel corso del tempo, con il desiderio di dare concretezza a un termine molto diffuso e magari poco conosciuto ma anche per tentare di stimolare l’interesse o almeno la curiosità di sperimentare nella realtà cosa significhi.

I punti che mi hanno sempre mosso nel mio pellegrinare sono questi:

CONSIGLI PELLEGRINAGGIO/1: I motivi che spingono a partire

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La prima volta sono partito con un amico-collega per Santiago di Compostela, a conclusione della mia attività lavorativa, con il desiderio di ringraziare il Signore per la bellissima esperienza professionale e umana che avevo sperimentato nei 30 anni di lavoro. Ma non solo. Avevo anche il desiderio di chiederGli un segno sul mio futuro. Avevo soltanto l’idea di mettere a frutto il mio tempo e le mie energie per una cosa buona: ma quale e come? Quindi mi hanno mosso un RINGRAZIAMENTO e una DOMANDA, due cardini che mi sono rimasti dentro come esigenza primaria ogni volta che iniziavo un pellegrinaggio. In ogni momento della vita mi ritrovo ragioni per ringraziare il buon Dio per qualche Grazia ricevuta e per domandarGli aiuto. Ma mi sono reso conto che comunque questa non è una condizione necessaria per tutti, si può benissimo essere mossi da altri intenti anche apparentemente lontani da aspetti religiosi o spirituali: lungo i sentieri ho trovato gente che si muoveva per curiosità, per motivi culturali, per calare la pancetta o anche solo per dire alla fine “ce l’ho fatta anch’io”. E mi sono convinto che tutte le ragioni per cui si parte sono valide.

L’importante è prendere la decisione di iniziare.

Perché è sacrosanto un detto che circola sul cammino di Santiago “Non sei tu che fai il cammino, è il cammino che ti fa”, di sicuro si torna a casa diversi da come si è partiti.

Le strade del Signore sono infinite, è Lui che le sceglie lasciandoci credere che sia tutta farina del nostro sacco, ma non siamo noi a fissare i tempi e i luoghi dell’incontro con Lui, sovente ci chiama in modo imprevedibile anche attraverso il nostro amor proprio.

CONSIGLI PELLEGRINAGGIO/2: La meta da raggiungere

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La meta per il pellegrino, che lo si voglia o no, che se ne sia pienamente consapevoli o meno, pur nella concretezza di un luogo ben preciso, è un simbolo. Rappresenta un Oltre, un Infinito a cui il cuore di ogni uomo tende per colmare la sua sete di felicità e di pienezza.

Quindi che si tratti di Santiago de Compostela, di Roma, di Lourdes, di Assisi, di Medugorje, di Loreto o di Caravaggio non fa nessuna differenza. Un luogo non è più prestigioso di un altro. Certo, deve essere un posto sacro dove il Divino si sia manifestato in modo evidente, non una località turistica. In quest’anno giubilare la meta è chiarissima, un luogo con la Porta Santa dove chiedere che la Misericordia del Signore ci tocchi nel profondo con l’Indulgenza plenaria.

E’ la meta per tutti, basta scegliere tra le tante quella che più si addice alle nostre capacità e possibilità.

CONSIGLI PELLEGRINAGGIO/3: Come andare

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Anche su questo punto è utile sfatare un luogo comune spesso ricorrente proprio tra i pellegrini e cioè che il  merito, il significato, l’effetto benefico di un pellegrinaggio dipenda da quanti km si sono fatti o dal peso dello zaino che si è portato. L’equivalenza “più fatica si fa e più ha valore il pellegrinaggio” non regge per niente.

Quello che conta è il cuore.

Può essere più pellegrino nel senso profondo chi è arrivato alla meta magari in elicottero perché non poteva fare diversamente, ma con il cuore umile e contrito, piuttosto di chi fa tappe di 35 km al giorno portandosi 12 kg sulle spalle, ma pieno di sé. Certamente il valore aggiunto del pellegrinare a piedi sta nel fatto che uno è proteso verso la meta con tutto se stesso, anima, cuore, testa e corpo in ogni momento del giorno e della notte: tende  in modo totalizzante a quella meta dove cerca una risposta alla domanda inestinguibile di senso che alberga nel suo cuore.

CONSIGLI PELLEGRINAGGIO/4: Lo zaino

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Questa considerazione vale soprattutto per il pellegrino che cammina e che deve portarsi sulle spalle tutto quello che gli serve. E’ punto importante perché quando la fatica ti schiaccia e lo zaino sembra un macigno, sovente nasce spontanea la domanda:

“Di che cosa ho veramente bisogno nella mia giornata?”

“Ma tutto quello che ho dentro lo zaino mi serve veramente o potrei farne a meno?”, perché tutto ha un peso e le spalle reclamano la verità. Ci si rende conto subito che le cose indispensabili sono poche, solo quelle essenziali appunto. E’ sufficiente una tappa di cammino con lo zaino ridondante per rendersene conto, quello che serve non pesa più di 7-8 kg, tutto compreso. E’ un esercizio molto utile anche quando si ritorna a casa, la domanda è la stessa: “Di che cosa ho realmente bisogno nella mia vita?”.

CONSIGLI PELLEGRINAGGIO/5: La preghiera

E’ importantissima, è la compagna più necessaria durante il cammino perché spesso siamo distratti, ci dimentichiamo quello che stiamo facendo e perché lo stiamo facendo. Una semplice preghiera nei diversi momenti della giornata è un utile richiamo ad alzare la testa in mezzo alle mille incombenze che agitano la vita pellegrina. Una esperienza personale molto positiva è vivere ogni giornata di cammino secondo una intenzione che ci sta a cuore (per i nostri cari, per chi soffre, per il Papa ecc.) a cui dedicare la fatica e la preghiera. Ci si ritrova con una energia in più.

CONSIGLI PELLEGRINAGGIO/6: Gli incontri

Sono per me la parte più bella. Ogni incontro è una ricchezza che si dà e si riceve. Magari capita di camminare solo per mezz’ora con una persona mai vista ed inizia subito un dialogo breve ma intenso, con due domande che emergono subito sulle altre: “da dove vieni?” e “ perché lo fai?”. Si va subito al sodo, nel profondo, ci si sente liberi nell’aprire il cuore, non si perde tempo perché poi magari non ci si rivedrà più. Se poi capita di rivedersi il giorno dopo, è una grande gioia, è come se ci si conoscesse da sempre, è già nata un’amicizia, è il Signore che si è fatto incontrare.

CONSIGLI PELLEGRINAGGIO/7: Gli imprevisti

E’ l’aspetto che caratterizza più di ogni altro la giornata del pellegrino perché tante sono le incognite dietro l’angolo, in ogni momento. Il tempo imprevedibile, diluvia e sono tutto bagnato, muoio dal caldo e non c’è ombra, ho fame e sete e ho esaurito la scorta, mi fanno male le gambe, mi sento la febbre, ho le vesciche ai piedi, abbiamo perso il sentiero, troveremo da dormire, quello sotto di me nel letto a castello russa da morire. E tanti altri eccetera, di vecchi e di nuovi. Ma il punto fondamentale non è cercare di evitarli. E’ fatica vana. Gli imprevisti ti capitano addosso quando meno te li aspetti, ma ci sono sempre. Il segreto sta nell’accettarli per quello che sono lasciandosi provocare dalla domanda che nasce spontanea:

“Ma che cosa sto facendo? Chi me lo ha fatto fare?”

A questa domanda, se si è un po’ onesti con se stessi, bisogna rispondere pescando nel profondo del proprio cuore e recuperando la ragione ultima per cui si fanno le cose. E allora ogni imprevisto può trasformarsi in Grazia.

CONSIGLI PELLEGRINAGGIO/8: Quando si torna a casa

consigli-pellegrinaggio-frecciaE’ la parte più difficile perché non è vero che tutto è finito e che la meta è raggiunta.

Il vero pellegrinaggio comincia proprio nel momento del ritorno a casa, nella normalità della vita quotidiana.

E’ stata solo una parentesi originale o rimane dentro la domanda “E adesso a  quale meta tendo? E come la scopro e la vivo sui sentieri della giornata?”. Alla stragrande maggioranza dei pellegrini, una volta terminata la fatica, succede una cosa strana: la contentezza per la conclusione, comunque agognata, lascia subito il posto a una sorta di nostalgia, si avverte che si è conclusa una esperienza affascinante e che fa dire “peccato che sia finita”.

Proprio questo è il punto. Continuare a vivere con tutto se stessi, sempre, almeno come desiderio, protesi verso la Meta, con la certezza che c’è. Là ci attende l’abbraccio misericordioso del Signore Gesù.

Tutta la vita, come ci ricorda Papa Francesco, è un pellegrinaggio.

BUON CAMMINO!

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