Giovedì 16 settembre: St. Jean Pied de Port – Pamplona

72 km

E’ l’inizio.

La notte nel rifugio è stata tranquilla, ci alziamo alle 7 ma è ancora buio perché siamo tornati indietro di 1000 km, quindi almeno di un’ora di luce.

Parto con due desideri nel cuore:

  • ringraziare il Signore per la felice conclusione dell’attività lavorativa;
  • chiedere a S. Giacomo un aiuto per comprendere prima e compiere poi la volontà del Signore riguardo il mio “futuro da pensionato”. Infatti non ho voluto prendere nessuna decisione in proposito, ma aspetto un segno. S. Giacomo ha avuto chiaro, seguendo Gesù, che il suo compito era evangelizzare la Spagna, e l’ha fatto.

Giornata stupenda, serena.

Saliamo sulle bici, passiamo davanti alla macchina (c’è ancora, meno male) e usciamo dal paese imboccando la carretera che per qualche km è pianeggiante.

In questo tratto la strada è in ombra e fa proprio freschino, soprattutto alle gambe.

Finalmente arriva la salita che ci permette di cominciare a riscaldarci e dopo un po’ ci raggiunge anche il sospirato sole.

La salita tira abbastanza in alcuni tratti, ma procediamo tranquilli, molto cauti.

Si passa la frontiera spagnola a San Carlos, un piccolo paesino dove Carlo Magno e il suo esercito dormivano senza sentire le trombe che il prode Orlando, posto a difesa della cristianità, faceva suonare al passo Ibaneta per avvertirlo che i Saraceni li stavano massacrando.

Arriviamo al Passo Ibaneta [Passo di Roncisvalle n.d.a.] a 1057 metri, percorrendo i 26 km in 2 ore e mezza.

Qui la tradizione vuole che si ricordi il fatto di Orlando costruendo con le proprie mani una piccola croce di legno, mettendola su un mucchio di altre croci (ce ne sono a migliaia, di ogni tipo) e recitando la Salve Regina.

Discesina divertente e ripida per 3 km su Roncisvalle, è un piccolissimo borgo di poche case fatto grande dalla storia ma con una grande collegiata per accogliere i pellegrini.

Timbro e parliamo con un ciclista di Arcore.

Procediamo facili e facciamo sosta a Zubiri visitando il ponte medioevale della rabbia che aveva colpito gli animali.

Agli incroci tra la strada e il sentiero dei pellegrini, vediamo diversa gente che sta camminando, molti giovani.

Sostiamo a Erro per una mangiata di ottime more spagnole che crescono proprio lungo la strada. Eccezionali, non si finirebbe mai di mangiarle, ma ci freniamo per il timore di possibili conseguenze.

Un paio di strappetti e si arriva a Trinidad de Arre dove visitiamo il monastero.

Arriviamo così a Pamplona.

La città è famosa per la corsa dei tori dove ogni tanto qualcuno ci lascia la pelle: simpatica cittadina di 100.000 abitanti.

Stentiamo ad orientarci, finché puntiamo sulla maestosa catedral che visitiamo: è più un museo che una chiesa, infatti si paga 100 pesetas per entrare.

Risaliamo la cittadina fino al seminario che adesso ospita i pellegrini: fa tristezza vedere questa enorme costruzione completamente vuota e adibita ad altro.

Ci sono già diverse decine di pellegrini nei grandi cortili intenti a fare il bucato che stendono su fili tirati dovunque.

Ceniamo abbastanza bene al bar Gallego dove ci hanno orientato i gestori del rifugio.

Dormiamo proprio nella chiesa sconsacrata del seminario, piena di bi-letti, si riconoscono bene le navate. Paghiamo 500 pesetas.

Con Attilio abbiamo concordato 3 momenti di preghiera al giorno per aiutarci a fare memoria di quello che stiamo facendo: lodi, Angelus e compieta, con eventuale messa serale se la troviamo.

Oggi l’abbiamo cercata, ci avevano dato un’indicazione, ma era sbagliata e così l’abbiamo persa.

Inoltre ho suggerito di dedicare la fatica, la preghiera, l’attenzione di ogni giorno per una intenzione particolare.

Attilio ha accettato con piacere ed ha proposto “per i nostri figli” (ho cominciato da Matteo) perché riconoscano la strada che il Signore ha preparato per loro e la seguano in libertà.

diario di un pellegrino 3

Al passo Ibaneta ogni pellegrino lascia una croce per onorare Orlando

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2° giorno: Pamplona-Torres del Rio

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