Sabato 25 settembre: Villafranca del Bierzo – Sarria

85 km

[Coda della serata precedente.

Stavamo andando a letto quando siamo stati invitati da Jato, di nome Jesus (!!), il padrone di casa, a partecipare a un “rito”.

Siamo in una ventina in un saloncino buio, illuminato solo da candele.

Jesus comincia a raccontare delle storie sui pellegrini con filastrocche e battute, presentando i vari tipi che passano da lui (tra cui i russatori) e intanto prepara un cocktail con grappa, zucchero e altro a cui dà fuoco e ne esce una bella fiammata proprio su una battuta importante che non capisco.

Ne versa nei bicchierini dei presenti e si fa un bel brindisi con un cin-cin generale.

Ho sentito dire già nei giorni scorsi che questo Jesus è un personaggio del Camino, sta ristrutturando la sua casa per poter accogliere più gente.]

La notte è stata tranquilla anche senza cuscino, colazione, saluto la chiesa di Santiago che ha un fascino particolare.

Vedo i pellegrini di 1000 anni fa malconci e in preghiera, ma sereni.

Partiamo con qualche goccia, poi il cielo si schiarisce illudendoci.

All’inizio della salita facciamo gruppo con 3 spagnoli e si chiacchiera mentre si sale.

Il cielo si oscura e comincia a piovere.

La salita è lunga 10 km ma regolare e ci porta a 1400 metri, il tetto del Camino.

In cima Attilio è davanti, io dietro, gli spagnoli si fermano, sentiamo un fischio ma non ci facciamo caso. Capiremo dopo.

Tiriamo diritto per un discesone lunghissimo, comincia il diluvio.

Siamo costretti a andare veloci perché i freni non frenano, in più c’è lo spruzzo d’acqua della ruota anteriore che senza parafango arriva direttamente in faccia, così devo andare con il collo inclinato per cercare di evitarlo, altrimenti non vedrei niente.

E’ un pezzo molto brutto e non vediamo l’ora che arrivi il piano.

Abbiamo sbagliato strada, questo era il senso del fischio degli amici spagnoli, al passo si doveva prendere un’altra strada sulla sinistra.

Chiediamo a un vecchietto che ci suggerisce di andare avanti per 10 km, fare una salita di 10 e poi altri 20 per arrivare a Sarria (io dicevo Sarrìa, lui non capiva perché si dice Sarrià).

Ci prende un attimo di scoramento, ma per fortuna esce il sole che ci riscalda e ci asciuga i panni addosso.

All’inizio della salita sostiamo sotto una pianta e facciamo uno spuntino in piedi con pane, formaggio e un dolcetto.

Quando ripartiamo si rimette a piovere, ma ormai non ci facciamo più caso.

Salitone sotto l’acqua ma il brutto è la discesa, anche questa lunghissima e molto veloce, insidiosa per le pozzanghere e le curve.

Mi accorgo che praticamente non ho più freni e cerco di rallentare andando a S come una biscia, curando tutte le stradine in contropendenza se dovessi averne bisogno.

Un mezzo incubo.

Finalmente arriva Sarria, una cittadina strana con pochissimi segni del Camino.

L’unico rifugio è già pieno alle 16.

Ci suggeriscono di provare al collegio Asuncion, un ragazzo simpatico ci fa strada con la sua macchina ma quando arriviamo ci viene indicato come posto per l’alloggio una palestra vuota, senza lettini e materassi.

Recuperiamo un materassino per la ginnastica e ci rassegniamo a passare la notte lì, sul pavimento e senza sacco a pelo.

Anche la doccia è gelata e non si riesce a far asciugare nulla.

Facciamo un giro per la cittadina e visitiamo la chiesa del Salvatore con vicino un convento.

Notiamo una porta aperta e vediamo un pellegrino entrare, sbirciamo dentro e ci accorgiamo che è un posto di accoglienza non segnalato.

Entriamo con l’idea di occupare subito due letti ma un fratone superincazzoso non crede che siamo pellegrini perché siamo vestiti eleganti (con la tuta bella).

Noi gli spieghiamo tutto ma lui ci chiede: “e le bici dove sono?”.

Ritorniamo veloci alla palestra, recuperiamo zaini e panni e ci ripresentiamo per la registrazione ufficiale.

Nella chiesetta della Maddalena, di fianco, si stava celebrando un matrimonio.

All’uscita si suonava musica celtica e c’era gente con il gonnellino scozzese, siamo in Galizia (da Galli, Galles) i cui primi abitanti venivano proprio da quelle parti.

Vespri e cena al Faro con menù del pellegrino: zuppa di patate, salmone e frutta per 900 pesetas.

Avendo rinunciato al vino chiediamo il sidro a base di succo di mele, non è male ma il vino è un’altra cosa.

Ho conosciuto una francese che oggi ha fatto 42 km e fa conto di arrivare a Santiago in 29 giorni partendo come noi da S. Jean.

Oggi mi ha colpito il fatto che, usciti dal Camino ufficiale di una trentina di km, non abbiamo praticamente trovato nessun segno, chiesa, convento o altro.

Il Camino è proprio un percorso preciso che passa da determinati luoghi, una striscia di terra dove tutto è segno e parla di questo.

Preghiera del giorno: per le vocazioni nella Chiesa perché crescano e i “chiamati” (cioè tutti) diventino sempre più consapevoli e responsabili del compito che il Signore affida loro (cioè a noi).

Ho pregato in particolare per i Memores e per coloro che ci stanno pensando, per i sacerdoti e per i novizi che conosco (Matteo Invernizzi).

Ho pregato per tutti noi, anche la nostra è una vocazione.

Sto facendo questo pellegrinaggio per sapere cosa il Signore vuole che faccia “da grande”, da pensionato.

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11°giorno: sarria-melide

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