Domenica 26 settembre: Sarria – Melide

70 km

Ho dormito benino, avevo un po’ freddo al mattino perché ero senza coperta.

Sveglia alle 7, in piedi alle 7,30.

Cerchiamo una messa mattutina ma non ne troviamo, così diciamo le lodi.

Facciamo una buona colazione con valencianas (mi piacciono) e frutta, alle 9,30 con calma partiamo.

Ho un problema ai freni perché quelli posteriori non tengono e quelli anteriori poco, così affronto le discese con molta prudenza, “lasciandoli” solo dove vedo la fine o una controtendenza.

Salitone iniziale mica male, ci fa sudare e serve a riscaldarci perché al mattino si parte quasi sempre con la tenuta umida, di notte non ha tempo ad asciugare.

Arriviamo a Portomarin sempre con incombenti nuvoloni neri e con vento.

Nella Plaza Major c’è una bella chiesa con rosone, lì ci raggiungono i 3 amici spagnoli del giorno prima che si erano fermati a Triacastela per la pioggia.

Salutoni e foto di gruppo con un arrivederci a Santiago dove la tradizione culinaria dice di mangiare un piatto di mariscos (pesce tipo polipo, non fa per me) e del vino bianco (che fa per me).

Si riparte per la seconda salitona della giornata che sale di 500 metri, ogni tanto mi fa male la schiena e devo rialzarmi.

Arriviamo a Palais de Rey, il rifugio è già completo alle 13.

Come è possibile?

Scopriamo che viene prenotato da gruppi organizzati di turisti-pellegrini, non vale.

Ci facciamo timbrare, spuntino sulla panchina del vicino giardino pubblico con il nostro menù tradizionale di tonno, oliva e biscotti e ripartiamo veloci sia perché minaccia pioggia sia perché non sappiamo cosa ci aspetta per il pernottamento.

A Palais de Rey, lungo una suggestiva stradina di campagna, abbiamo trovato molta gente, un gruppetto di persone ogni 100 metri.

Sono i pellegrini degli ultimi 100-120 km: si vede dalle tute pulite e dalle faccia sbarbate degli uomini, il numero è almeno raddoppiato.

Per tutti è assicurata l’indulgenza, ammesso che a loro interessi.

Mi viene in mente la parabola dei vignaioli chiamati alle varie ore del giorno che ricevono tutti la stessa paga, non dobbiamo giudicarli.

Con una lunga e piacevole (perché vedo la controtendenza) discesa, arriviamo a Melide, sempre con molti pellegrini lungo la strada.

Sostiamo per una preghiera alla chiesa romanica di S. Rocco e via verso l’albergo seguendo le ormai familiari e utilissime frecce gialle.

Arrivati, la signora ci dice che non c’è posto, ma poi sapendo che veniamo da Sarria e forse guardando le nostre facce stanche, con la barba incolta, mossa a compassione, ci dice di aspettare un attimo.

Sale nelle camere e scende facendo cenno di sì, gli ultimi 2 posti sono nostri.

Meno male perché altrimenti saremmo ripartiti pedalando fino a quando avremmo trovato posto.

La sistemazione è buona, camerette a 8 letti con armadietti e addirittura dei caloriferi che occupiamo per fare asciugare i nostri stracci umidi di pioggia e di sudore.

Doccia fredda.

Nel salone dove ci troviamo stanno arrivando continuamente pellegrini che si preparano a passare la notte sul pavimento col loro strapuntino e sacco a pelo. Donativos.

Incontri particolari: un “vecchietto” solitario in bici che pedala mica male, due ragazze che incontro in cima ad una rampa e che mi incitano con “animo, animo”, un gruppo di ragazzi che cammina cantando con gusto.

Alle 19 Messa nella chiesetta di S. Antonio.

Intenzione della giornata, per tutti i pellegrini del camino di questi primi 1000 anni e di quelli che verranno.

Prego per quelli defunti, per i vivi, per chi lo sta facendo e per quelli che lo faranno augurando a tutti che possa essere un momento importante e “utile” per la loro (nostra) vita, nel senso che porti ad un cambiamento, ad una conversione che avvicini di più il nostro cuore al Signore.

Un’ altra riflessione di questa giornata mi è venuta verso le 12,30.

La nostra famiglia di 5 persone si trovava in quel momento dispersa fisicamente in 5 luoghi diversi.

Quello che mi auguravo era che ciascuno facesse bene quello che doveva fare, portando quindi un contributo all’unità della famiglia quando ci si sarebbe ritrovati.

Ormai mancano solo 55 km all’incontro con S. Giacomo, domani.

P.S. Alla messa nella chiesa di S. Pedro ci sediamo di fianco al brasiliano ciclista, Paulo, visitiamo la chiesa di S. Antonio e ceniamo insieme (minestra di patate e verze, carne asado).

Paulo è sposato da un anno, mi sembra un tipo sano, dice “adesso è tempo di fare i figli”.

Se andiamo in Brasile dice di mettersi in contatto con lui. Sarà dura.

Compieta simpatica sotto un lampione per strada che ci illumina il libretto.

diario di un pellegrino 12

Con i tre amici ciclisti spagnoli

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12°giorno: melide-santiago

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