Lunedì 27 settembre: Melide – Santiago de Compostela

55 km

Notte tranquilla con l’odore di canfora che mi piace.

Sveglia alle 8, nuvoloni nerissimi.

Siamo in camera con due ragazzi tedeschi super-organizzati, fornellini e farmacia compresi.

Lo zaino di lui pesa 25 kg, ho provato ad alzarlo, è bestiale, quello della ragazza pesa “solo” 15 kg.

Alla partenza li salutiamo, sono Sebastian di Berlino, la sua ragazza ed un loro amico.

Nota di ieri: due pellegrini a piedi con cane che tirava un carrettino con i bagagli, che idea originale (però bisognerebbe chiederlo al cane)!

Oggi è il nostro giorno, ci siamo!

Colazione con valencianas e pere, lodi e partenza con calma alle 9,30 per essere sicuri che non piova.

Il tempo si sta riprendendo ed è come se volesse riservarci la sorpresa finale.

Appare il sole che ci accompagnerà fino a Santiago.

La tappa di oggi si presenta molto varia, con su e giù, peccato per i freni che mi costringono a rallentare nelle belle discese.

Facciamo sosta in una trattoria dove prendo un buon tè con una fetta di dolce, molto buono.

All’uscita incontriamo i nostri 3 amici spagnoli con i quali ci stiamo rincorrendo da diversi giorni.

Proviamo a fare un tratto di camino vero, solo qualche km e neanche tanto brutto ma ci basta per capire la differenza con l’asfalto.

Nei tratti in terra battuta, dopo la pioggia di ieri, c’è fango e pozzanghere, sovente ci sono salitine ripidissime che ci costringono a scendere dalla bici.

In queste condizioni la fatica è doppia e si va la metà anche perché nelle discese, a parte i miei freni, non si può andare veloci, si rischia di cadere.

Rientriamo sulla carretera, poi ritorniamo sul camino negli ultimi 10 km. e non lo molliamo fino alla fine perché il fondo è sterrato ma duro.

Ormai è un flusso continuo di pellegrini, quelli che vengono da lontano e quelli appena partiti (che si distinguono benissimo), chissà che ressa in luglio e agosto!

Sostiamo per l’ultimo timbro al Monte Gozo dove c’è una croce enorme con due pellegrini d’eccezione, Giovanni Paolo II e S. Francesco.

L’ultimo pranzetto da pellegrini lo consumiamo su una panchina lì vicino con pane, formaggio e uva.

Entriamo in Santiago e nonostante mi ripeta “siamo arrivati”, non provo una particolare emozione, è come se il pellegrinaggio non terminasse ma dovesse continuare.

Triboliamo un po’ per trovare il rifugio perché non ci sono più le frecce gialle, è il Seminario Menor, gigantesco.

Per arrivarci ci tocca fare una salitella secca, è l’ultima e così decido di tenere duro in bici fino alla fine anche se avrei voglia di mettere giù i piedi.

Il Seminario è ancora fortunatamente “attivo” al primo piano, mentre gli altri 2 sono per i pellegrini, ci sistemiamo in due letti singoli con tanto di cuscino e coperta, doccia bollente e uscita veloce verso la cattedrale, questa volta a piedi.

Colpisce arrivando nella piazza la marea di gente, turisti o pellegrini, un gruppo entra esplodendo in un urlo liberatorio di gioia.

Per entrare nella cattedrale ci si mette in coda, la tradizione dice di mettere la mano sulla colonna di S. Giacomo, poi seconda coda per entrare nella Porta Santa aperta solo in occasione dell’Anno Santo quando S.Giacomo, il 25 luglio, cade di domenica.

Nell’attesa prego e porto, ricordandole una per una, tutte le persone che mi hanno affidato le loro intenzioni, anche quelle che non mi hanno detto nulla.

Comunque il Signore conosce quello di cui abbiamo bisogno.

Visitiamo la cattedrale e le sue numerose cappelle che meriterebbero proprio una visita guidata tipo Meeting di Rimini!

In piazza abbiamo incontrato i 3 amici spagnolo ciclisti, abbracci e foto, quindi coda per ritirare la Compostela, il documento ufficiale che certifica di aver completato il pellegrinaggio: è una pergamena con il nome del pellegrino in latino e la data, mettiamo anche l’ultimo timbro sulla credencial.

Mi rendo conto che questo pellegrinaggio è pieno di segni, di riti, di gesti (la concha, il bastone, la credencial, la compostela, la croce di legno e quella di ferro, il sasso penitenziale, la mano sulla colonna ecc.) e il rischio è quello di esaurire il senso di quello che si sta facendo nel segno fine a se stesso e non come richiamo a Qualcos’altro.

Ricerchiamo nella città vecchia, piena di negozietti con souvenir, un bel posticino per la cena e troviamo un ristorantino a 1300 pst con mariscos per Attilio ma non per me, opto per sopa di patate e merluzzo “alla romana”, torta di Santiago, ottima e finalmente un buon bicchiere di vino, meritatissimo!

Rientriamo in seminario, abbiamo prenotato per 2 notti a 500 pst l’una.

Prendo la seconda aspirina perché mi sento raffreddato.

Intenzione per il Papa, è con noi a Santiago! Che la Madonna lo protegga, gli dia salute e perché il mondo, ma soprattutto i cristiani, lo ascoltino e lo seguano. Lui ci vuole bene!

diario di un pellegrino 13

Con Antonio e Isabel nella cattedrale

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