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DIARIO DI UN PELLEGRINO A SANTIAGO DE COMPOSTELA/4° giorno

Domenica 19 settembre: Santo Domingo de la Calzada – Burgos

82 km

Alle 8 la suora ci caccia tutti dal rifugio, come da avviso scritto.

Chiediamo se ci lascia 10 minuti per le oraciones e lei si trasforma.  Ci apre subito la cappella.

Ci dice che molti pellegrini non credono e allora lei chiede: “Perché fate il pellegrinaggio?”. Rispondono: “Per cultura o per turismo”. Lei ci rimane male.

Io aggiungo: va bene anche così perché comunque quando arriviamo a Santiago, andremo tutti davanti al Santo e magari qualcosa succederà …

Talvolta uno compie dei gesti senza averne chiara coscienza, ma semplicemente perché “sente” che è una cosa buona, che desidera e questo basta, poi al resto ci penserà il Signore le cui vie sono infinite.

Mi viene in mente quello che diceva don Villa a suoi ragazzi della scuola di Tarcento in Friuli che aveva aperto dopo il terremoto: “Non mi interessa il motivo per cui i ragazzi vengano alla mia scuola, alcuni vengono perché si gioca al pallone, l’importante è che vengano, è il primo passo che poi ne rende possibili altri”.

E’ la stessa cosa qui.

Comunque usciamo alle 8,30 ed ha appena finito di piovere, ma nuvoloni neri e forte vento non promettono niente di buono, partiamo pieni di freddo.

Dopo una decina di km sostiamo a Redecilla in un bar per la colazione.

Troviamo 6 brasiliani (qui sono tantissimi, non riesco a spiegarmene la ragione) che sono partiti a piedi 2 ore prima di noi e si sparano un panino gigante con formaggio.

Riprendiamo il camino sempre sotto la minaccia della pioggia fino a Villafranca dove ci rifugiamo in un bar perché comincia a piovere e ne approfittiamo per mangiare anche noi pane e formaggio.

Troviamo un vecchio di 91 anni che dice: “Italiani? Mussolini!”… sarà stato amico di Franco.

Sfidiamo la sorte e ripartiamo, non piove ma c’è nero, siamo controvento e affrontiamo una salita tosta fino a 1150 m puntando poi su Burgos.

In queste condizioni andare in bici col peso degli zainetti che ti tira indietro, in salita e per di più controvento, è certamente più faticoso che andare a piedi.

Visto che non piove decidiamo di deviare per 4 km per passare da un punto storico, S. Juan de Ortega, il discepolo di Santo Domingo che ha costruito anche lui chiese e ospedali per pellegrini dove c’erano le ortiche.

Attilio è davanti a me come sempre, io buco ma lui non se ne accorge anche se lo chiamo.

Per fortuna manca solo un km alla chiesa, che devo fare al passo.

Visitiamo la chiesa con la tomba di S. Juan poi Attilio mi aggiusta con grande perizia la gomma.

Conosciamo due ragazzi tedeschi (lui si chiama Sebastian, lei è una ragazza tutta squadrata con delle belle gambotte) partiti da Berlino in bici per un totale di 3.500 km.

Però !!

Ripartiamo controvento a testa bassa, in pianura è come andare in salita, e finalmente arriviamo al vecchio ospedale Rey di Burgos, adesso rifugio per i pellegrini.

Ci sono delle baracche di legno tipo campo di concentramento ma sono abbastanza confortevoli e immerse in un bel pratone di verde.

Non c’è la messa nella chiesetta del campo (mah!) che visitiamo, è dedicata a S. Mauro, un altro come Santo Domingo e S. Juan che hanno dedicato la vita ad aiutare i pellegrini.

Questi santi sono tutti fatti della stessa pasta: vita dura, dedicata al Signore e ad aiutare i pellegrini cioè impegnandosi in ciò che veniva loro richiesto dalle circostanze del tempo.

Inoltre sono tutti figli del Medioevo quando la gente era abituata a confrontare quello che viveva con la Presenza di Dio, chiamando bene il bene e male il male.

Cena frugale sulla panchina del prato con tonno, olive, biscotti e mela poi prendiamo il trenino per la visita turistica serale a Burgos.

E’ una bella città di 200.000 abitanti piena di chiese e monasteri.

Visitiamo la parte storica dentro le mura.

Al rientro mentre stiamo andando a letto, entra una ragazza americana pellegrina, è sconvolta dalla fatica, ha camminato per 12 e ore per 50 km, si era persa sbagliando strada.

Oggi mentre pedalavo mi rendevo conto che il vero camino deve essere fatto a piedi perché è nato così.

Mentre superiamo chi sta camminando, ci sentiamo un po’ in colpa anche se riceviamo saluti molto cordiali, ci rendiamo conto che noi non stiamo facendo il percorso da veri pellegrini.

Comunque è un primo passo, sarà per la prossima volta, speriamo che ci sia.

L’intenzione oggi era per la Marta che sta attraversando un momento un po’ particolare.

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Pronti a partire, al mattino fa freschino.

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5°giorno: burgos – boadilla

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