Venerdì 24 settembre: Rabanal del Camino – Villafranca del Bierzo

64 km

Notte da incubo per via di alcuni russatori professionisti, con varie tonalità, discorsi interminabili, urla (policia, policia!) …

Poi non ho né coperta né cuscino e fa freschino.

E’ un dormiveglia continuo e quando mi alzo sono bello rintronato.

Alle 8,15 andiamo a messa con i 3 frati concelebranti e 4 persone che assistono.

Comunque la messa è solenne e cantata, sembra quella di Pasqua, ci fanno l’Eucarestia sotto le due specie.

Colpisce la sintonia nel canto che è proprio bello da sentire, cantano bene.

Torniamo al rifugio ormai vuoto a prendere le nostre bici: fuori dal portone troviamo una ragazza che sta male e non se la sente di partire.

Cerchiamo di consolarla un po’ ma senza molto successo e così le consigliamo di tornare nel rifugio a riposare.

Partiamo da questo piccolo paradiso (a parte la notte), che raccomando come punto di sosta.

C’è un bel sole, si attacca subito una salita di 6 km che ci porta alla cruz di Foncebadon, punto magico del Camino, dove i pellegrini depongono un sasso “penitenziale” che non è facile trovare.

Siamo a 1500 m e il tempo ci assiste.

Inizia una lunga e ripida discesa da 60 km/h che ci porta a Molinaseca.

Per strada troviamo ancora Antonio e Isabel che ci offrono un caffè.

Bello il ponte romanico.

Ripartiamo insieme, finalmente in piano, verso Ponferrada un bel paesone medioevale con un importante castello.

Facciamo picnic proprio sotto le mura e ripartiamo sotto nuvoloni neri che all’improvviso ci buttano addosso un bello sciacquone.

Prima di essere inzuppati ci ripariamo sotto delle piante, smette quasi subito e ripartiamo.

Oggi è una tappa tranquilla e rilassante.

Incontriamo sempre più pellegrini, la maggioranza a piedi e con quelli in bici ci si rivede magari dopo giorni. Ho presente un brasiliano alto 2 metri che ha sposato un’italiana.

Una considerazione: ci si saluta tutti con Ola o Buen camino o Arroya (arrivederci).

Mi colpisce molto la cordialità dei pellegrini a piedi, non c’è nessuno che mostri una espressione di critica o di rimprovero nei nostri confronti, anzi credo che di fronte a una proposta di scambio, non accetterebbero.

Casualmente ci fermiamo, per una impellente “richiesta” di Attilio e proprio lì a 50 metri troviamo uno splendido santuario che visitiamo.

Chissà quante cose importanti abbiamo perso soprattutto nei giorni di acqua e di vento, sarà per la prossima volta che, a questo punto, ci dovrà essere per forza.

Sento anche l’esigenza di essere un po’ più preparato sui luoghi che visitiamo, di documentarmi prima, è importante cogliere il più possibile i segni che la tradizione cristiana millenaria ci ha tramandato.

Passiamo un paesino che si chiama Pieros.

Dopo una bella e imprevista salita di un paio di km arriviamo a Villafranca del Bierzo (il Bierzo è la zona).

Un paese di 5000 abitanti che ha 4 bellissime chiese.

Quella di Santiago proprio di fianco al nostro rifugio con la Porta del Perdon dove i pellegrini ammalati che non potevano proseguire ricevevano qui le stesse indulgenze di Santiago, è romanica (ho imparato a conoscerle dall’arco rotondo e dal Cristo in croce con i piedi affiancati, mentre se li ha sovrapposti è stile gotico).

Poi ci sono quelle di S. Francesco, di S. Nicola e della Collegiata, tutte cattedrali in un gotico misto al barocco.

Villafranca è una cittadina sorta 1000 anni fa e fondata da pellegrini francesi.

Il nostro rifugio, uno dei tre, è il vecchio rifugio, quello storico attualmente in ristrutturazione, si chiama Ave Felix, è gestito dalla famiglia Jata e c’è un trattamento di riguardo per gli over 40 che hanno una stanza un po’ più accogliente.

Facciamo un giro per il paese, recitiamo i vespri nella Collegiata e mangiamo in casa un misto di piselli, tonno, olive, formaggio più dolcetto e uva.

Non ho ancora detto che all’inizio ho deciso di fare un fioretto vero, rinunciando al vino che, dicono, da queste parti è molto buono e Attilio, da vero amico, non vuole mettermi in crisi e rinuncia anche lui.

E’ un sacrificio che mi aiuta a fare meglio memoria (oltre alla fatica) del perché faccio questo pellegrinaggio, un gesto di ringraziamento, di domanda e di penitenza.

Incontri particolari: un fratone con barba che fa questo pellegrinaggio tutti gli anni e si vede in foto nei vari rifugi; due ragazzi spagnoli ciclisti che hanno fatto il Camino vero (non la strada), sono incavolati neri perché hanno trovato fango, si sono sbafati 3 baguette da 80 cm e 4 salamini; una coppia di francesi over 60 che faranno il camino a piedi in 33 giorni con una bici al seguito per trasportare i bagagli.

La TV ci dice che domani è garantita l’acqua e ci aspetta la tappa più dura con un salitone di 10 km fino al O’ Cebreiro.

Offrirò questa fatica per la giornata di inizio anno di Assago, sarò presente anch’io.

Intenzione del giorno: per la pace.

Andando mi chiedevo che cosa sia la pace e mi dicevo che è la sintonia tra il Disegno di Dio e la libertà dell’uomo che lo accoglie.

Quando si incontrano si è in pace, questo sia a livello personale che sociale.

Ho pregato per le varie guerre in giro per il mondo, in particolare per quella dei Balcani.

Oggi ho preso un regalino bene-augurante per Franca, una concha.

diario di un pellegrino 11

Jesus, al centro, e il suo rito a 60 gradi per i pellegrini

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