Mercoledì 29 settembre: Santiago – La Coruna

E’ proprio vero che il pellegrinaggio non finisce quando si arriva a Santiago.

Come già intuivo strada facendo, prosegue a casa.

Il rientro si preannuncia quanto mai complicato e incerto perché non dipende dalle nostre gambe ma dagli orari ferroviari spagnoli.

Sveglia alle 8,30 e subito mi metto a scrivere le cartoline (mi sono portato gli indirizzi da casa).

Ci vuole del tempo ma è un compito piacevole, non voglio che sia un momento formale ma desidero condividere con quelli che mi sono vicini la grandezza di questa esperienza.

Così scrivo:  “Un carissimo pensiero e una preghiera per le vostre intenzioni”.

Spero di non aver dimenticato nessuno.

Alle 11 usciamo in bici per comprare gli attrezzi che ci servono per smontare i pedali e girare il manubrio, secondo il regolamento delle ferrovie spagnole.

Troviamo tutto facilmente anche se non sappiamo come si dice brugola in spagnolo ma Attilio è maestro nel farsi intendere.

Facciamo anche spesa di jamon, pane e valencianas.

Riempiamo la borraccia di succo di frutta ma poi la dimentico sul davanzale di una finestra, mi dispiace perché era della Marcialonga e piena.

Ultimo giro in centro con Angelus in cattedrale dopo la messa del pellegrino (che non prendiamo).

Visitiamo altre tre chiese.

Alle 14 andiamo alla vicina stazione e decidiamo, dopo una lunga disamina di orari e di richiesta di informazioni, che ci conviene andare fino a La Coruna, capitale della Galizia e da lì cambiare fino a Irun o Hendaye al confine con la Francia, poi 40 km in bici fino a S. Jean.

Arrivati a La Coruna ci dicono che il treno cuccetta è tutto pieno e che ci sarebbe posto solo il giorno dopo.

Facciamo di necessità virtù e ci prepariamo a passare la notte alla stazione quando una signora che avevamo intravisto alla stazione di Santiago, notando le nostre manovre e la nostra delusione, si avvicina e ci dice che, se vogliamo, ci può dare ospitalità lì vicino per 3000 pst.

Entrambi, OK, una coincidenza fortunata, ci diamo appuntamento per le 21 in quel punto.

Così decidiamo di occupare 3 orette con un giro turistico a La Coruna, una città di mare con molto traffico e caos, tutta su e giù.

Vediamo il castello e ci stiamo dirigendo verso la torre-faro di Ercole quando ci sorprende un nubifragio che ci costringe a stare per un paio d’ore sotto un porticato.

Arriviamo puntuali e fradici alle 21 alla stazione dove c’è la vecchietta che ci attende e ci accompagna a casa sua a 3 minuti, è gentile, ci fa salire con le bici in ascensore e ce le fa mettere in casa.

E’ piena di premure ma la pulizia della casa non è certamente il suo forte, comunque la stanzetta è confortevole, con due letti, sempre meglio delle panchine della stazione.

Ceniamo in cucina con jamon, formaggio e pere, poi a letto a scrivere.

Non ce la prendiamo più di tanto perché il pellegrinaggio ci ha insegnato a prendere quello che il Signore ti manda anche se non coincide con quello che avresti desiderato.

In ogni caso non ci cambia la data di arrivo per sabato sera anche se dovremo accontentarci solo di un a breve sosta a Lourdes.

Nota sulla Galizia:

per quello che ho potuto vedere è una terra di vento e di acqua, tiene in modo incredibile alla sua autonomia tanto che ha una propria lingua.

È molto bella sia lungo la costa che all’interno però mi sembra molto povera.

E’ bella la campagna tutta saliscendi, piena di vecchie FIAT 850, 600, 127 e 124.

E’ come l’Italia di 30-40 anni fa, però la sensazione è che la gente sia più semplice di noi, non ancora del tutto contagiata dal consumismo e dalla modernità.

Qui la vita costa quasi la metà. Ad esempio: cena a base di pesce con dolce e vino a 1100 pst, cioè 13000 lire.

Nota sulla Compostela:

sono salito all’ufficio che le distribuisce per chiedere cosa significhi la parola DNUM che precede il nostro nome, è abbreviazione di Dominum, Signore.

Ho capito anche che la consegna della compostela non è un gesto formale.

La ragazza dell’ufficio ha chiesto a un pellegrino che mi precedeva se la ragione del suo pellegrinaggio era religiosa o almeno spirituale.

Lui ha risposto di no, era solo culturale, la ragazza ha ripetuto la domanda e il tizio ha confermato.

Al che lei gli ha detto che la compostela è un riconoscimento per quei pellegrini che sono mossi dal desiderio di arrivare da S. Giacomo con questo spirito e che lui non ne aveva diritto.

Mi sono piaciuti sia la ragazza per la sua chiarezza che il tale per la sua onestà intellettuale, avrebbe potuto facilmente dire “spirituale” e avrebbe ottenuto la compostela.

Ma mi viene da dire che le ragioni per cui uno si muove per fare questo gesto non sono sempre così chiare, nemmeno per chi le vive.

Comunque un barlume di desiderio buono uno lo deve avere per decidere di fare una cosa del genere, soprattutto chi viene a piedi.

diario di un pellegrino 15

Tutto è compiuto per Attilio e Piero, adesso comincia il bello. Grazie Alhambra.

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