Da un’omelia del Papa il senso del mio blog

Cosa c’entra il tramonto?

Nell’omelia del 13 novembre, Francesco ha invitato a non soffermarci sulla bellezza delle cose terrene, ad andare oltre. Perché noi, spesso, ci dimentichiamo del tramonto, dimentichiamo che le cose finiscono prima o poi, e, così facendo, cadiamo nel pericolo dell’idolatria dell’immanenza.

Come se tutto dovesse durare per sempre … e invece il tramonto ci sarà!

Non sono un esperto di liturgia, però le omelie di papa Francesco a Santa Marta sono per me un aiuto quotidiano: spesso sono prediche brevi e semplici, ma che illuminano la giornata. In questo caso hanno illuminato il senso del mio blog. Perché l’unico scopo di puntare il dito verso qualcosa e dire: “Guarda che bello!”, è proprio questo: far vedere la Grande Bellezza.

L’idolatria delle bellezze terrene

Incredibile la lettura da cui parte il papa:

Davvero vani per natura tutti gli uomini che dai beni visibili non furono capaci di riconoscere l’artefice. Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce, la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza. Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore. Se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano? (Sap 13,1-9)

Così commenta Francesco:

“E’ un’idolatria guardare le bellezze – tante – senza pensare che ci sarà un tramonto. Anche il tramonto ha la sua bellezza … E questa idolatria di essere attaccati alle bellezze di qua, senza la trascendenza, noi tutti abbiamo il pericolo di averla. E’ l’idolatria dell’immanenza. Crediamo che le cose come sono, sono quasi dèi, non finiranno mai. DIMENTICHIAMO IL TRAMONTO”.

L’idolatria delle abitudini

Questa volta lo spunto viene dal Vangelo:

Come avvenne nei giorni di Noè: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. (Lc 17, 26-37)

“Tutto è abituale. La vita è così: viviamo così, senza pensare al tramonto di questo modo di vivere. Anche questa è un’idolatria: essere attaccato alle abitudini, senza pensare che questo finirà. E la Chiesa ci fa guardare al fine di queste cose. Anche le abitudini possono essere pensate come dèi. L’idolatria? La vita è così, andiamo così avanti. E così come la bellezza finirà in un’altra bellezza, l’abitudine nostra finirà in un’eternità, in un’altra abitudine. Ma c’è Dio!”

Guardare oltre

Bisogna guardare oltre, non come la moglie di Lot che si guardò indietro. Perché abbiamo la certezza che se “la vita è bella, anche il tramonto sarà altrettanto bello“.

“Noi – i credenti – non siamo gente che torna indietro, che cede, ma gente che va sempre avanti. Andare sempre avanti in questa vita, guardando le bellezze e con le abitudini che abbiamo tutti noi, ma senza divinizzarle. Finiranno … Siano queste piccole bellezze, che riflettono la grande bellezza, le nostre abitudini per sopravvivere nel canto eterno, nella contemplazione della gloria di Dio”.

Ecco il video con alcuni stralci dell’omelia:

Per seguire le omelie di Papa Francesco, basta andare sul sito di Radio Vaticana.

Hai delle letture da consigliarmi su questo argomento? Commenta l’articolo!

 

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