Terza e ultima parte.

Ecco le ultime mete imprescindibili per conoscere il territorio della Brianzolitudine. Dal Parco delle querce di Seveso alla basilica di Agliate; dalla Candy al Besanino.

7 – Seveso: il Parco delle Querce. Per chi da bambino giocava al piccolo chimico.

Celentano alla rovescia: là dove c’era diossina ora c’è… Il Parco delle Querce. L’industria chimica, un tempo vanto dell’economia briantea, smise di essere considerata in Brianza sinonimo di sviluppo e progresso il 10 luglio 1976. La data è quella dell’incidente al reattore Icmesa, che liberò tonnellate di diossine su Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio. Gli effetti sulla popolazione furono immediati e a lungo termine (molti ancora ignoti, dal punto di vista genetico): gli abitanti di Seveso oggi – del resto – si portano ancora nel sangue e nel fegato la diossina respirata quel giorno, diventando in sostanza cavie monitorate dalla comunità scientifica. Se prima di allora in Brianza l’avere sul territorio aziende del calibro della SIR, Givaudan, Boringher Mannheim, Roche, Bayer e con mille altre chimiche era visto come sinonimo di avanguardia industriale, dopo l’incidente all’Icmesa il brianzolo avrebbe guardato con forte sospetto ogni colonna di reattore chimico edificata sul proprio Comune.  

Al posto dell’Icmesa, però, oggi si trova un magnifico lussureggiante parco da visitare: il terreno inquinato dalla diossina fu asportato e sostituito da terra da altre aree non inquinate. Il progetto di riforestazione fu curato dall’agronomo Paolo Lassini. fra le specie arboree più presenti: la farnia, l’acero, il carpino, il frassino, l’olmo e la quercia americana. 

8 – Carate Brianza La Basilica di Agliate. Per Cavalieri neo-templari.

Non sei brianzolo se non hai visitato la Basilica di Agliate, con il suo Battistero: spettacolare edificio altomedievale, è senza dubbio il monumento romanico di maggior rilievo della valle del Lambro.

Lì il tempo pare magicamente fermarsi: sembra di essere faccia a faccia con la divinità. La Basilica, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, fu fondata secondo la tradizione dal vescovo Ansperto.

Agliate Brianza (Monza, Lombardy, Italy): interior of the medieval baptistery, in Romanesque style, built in the 10th century, with paintings made by an anonymous medieval painter

La struttura muraria è povera, alterna ciottoli e pietrischi disposti a spina di pesce, nel corpo centrale si nota anche l’utilizzo di materiali da costruzione precedenti, probabilmente d’epoca tardo-romana. Ciò fa pensare che già fra V e VI secolo dovesse esistere qui qualche edificio di culto. 

9 – Brugherio: Lo stabilimento Candy. Per gli amanti dei tessuti delicati.

Vi ricorderete i lavatoi, ove le donne-schiave ci andavano ogni giorno a lavar panni nell’acqua gelida. Ecco, quella brutta storia di schiavitù femminile ha avuto lieto fine e L’Abramo Lincoln brianzolo che ha liberato le contadine-casalinghe dalla via crucis al lavatoio è uno, uno solo: si chiama Eden Fumagalli, padre fondatore della notissima azienda Candy. Eden Fumagalli nel dopoguerra creò dal nulla a Brugherio (estremo sud del Brianzashire) un impero industriale che fece proprio della lavatrice il suo punto di forza. Fu nel 1945 quando, nelle Officine Meccaniche Eden Fumagalli vide luce il Modello 50, uno dei primissimi miracoli di benessere domestico: la prima lavabiancheria tutta italiana.

Nata dal talento di Eden, questa protagonista del lavaggio automatico venne presentata alla Fiera di Milano nel 1946. E dunque se dovessi dunque dire qual è l’invenzione che più ha fatto per il genere femminile negli ultimi 100.000 anni io direi appunto, senza alcun dubbio: la lavatrice (prima ancora del fuoco, del forcipe e del vibratore), considerata la fatica, il sudore e l’estremo disagio causati alla Foemina Sapiens dall’improba attività del masochistico & infame bucato a mano


10 – La linea Monza-Molteno-Lecco. Per i cultori del sistema binario.

Per concludere degnamente il decalogo, al 10° posto ci metto il grand-tour sulla transiberiana brianzola: quali splendidi panorami si possono infatti ammirare viaggiando ferrovia Monza-Molteno-Lecco!

Un trenino modesto a due/tre carrozze, neppure elettrificato: una simil-littorina a motore diesel. Ma il suo ruolo sociale, soprattutto in passato, è stato enorme: con quel trenino moltissimi brianzoli sono andati al lavoro a Milano, sono andati da parenti lontani, sono andati in vacanza e in guerra. Quand’ero piccolo, per me l’idea di salire su quei vagoncini era equivalente a di decollare con un jumbo jet 737 a destinazione intercontinentale. E badate che la similitudine con l’aeroporto non è così campata per aria. In effetti in passato le piccole stazioni che costellano il percorso della Monza-Molteno-Lecco erano tanti piccoli hub (per chi non lo sapesse, hub è il termine inglese che indica il mozzo della bicicletta, ove convergono i raggi della ruota): tanti piccoli terminal briantei insomma, micro-punti di raccolta di traffico umano dai paesi limitrofi, che consentivano letteralmente ai brianzoli di decollare verso altri paesi della Brianza, oppure verso la tentacolare Milano e perché no? Anche verso il resto del mondo. 


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