Diario di viaggio della quinta tappa a piedi lungo la Via Francigena

Giovedì 6 aprile 2017 – Pavia – Santa Cristina e Bissone (PV) km 26

Sveglia alle 7 e colazione in ostello.

Partiamo in una mattinata serena ma fresca.

Passiamo di nuovo dal Ponte coperto e ritorniamo a san Michele per vedere l’interno: ma è chiusa e non ci sono neanche i cartelli che indicano gli orari d’apertura! Allora decidiamo di andare in centro: entriamo in Duomo. “Angelus” davanti proprio a Maria. Un giovane sagrestano ci mette il timbro e un uomo su una panca che sta pregando ci augura “Buon Cammino!”.

Che bello sentire “Buon Cammino!”

Ritorniamo tra le viuzze del centro della città con i suoi profumi mattutini di brioche e pane sfornato, di uomini e donne che con passo spedito vanno al lavoro, ripassiamo da san Michele nella speranza che sia aperta, ma niente da fare: ancora chiusa.

Un po’ delusi ripartiamo. Ci dirigiamo verso est nel decumano. Usciamo dal centro, nei negozi alimentari notiamo che i prodotti costano il triplo confronto ai paesini, quindi la spesa odierna la faremo più avanti. Davanti alla caserma della Finanza sono tutti schierati … in attesa di chi? Chiedo ad un fotografo e mi risponde “No Comment!”.

Via per la periferia pavese. Torniamo nel silenzio.

La vita di città ci aveva un po’ infastidito e pensare che siamo via da cinque giorni soltanto.

Attraversiamo la statale trafficatissima che scopriremo chiamata la Mantovana e altri campi verso il paese di Linarolo. Qua vicino c’è anche S.Leonardo che deriva da St.Leonard francese sulla strada di san Giacomo da Parigi. Sono arrivati qui i monaci e avevano costruito abbazie, ospitali. Infatti il paese adiacente si chiama Ospitaletto, appunto.

Siamo proprio sulla Via Francigena vera e propria. Non si sbaglia. Anche se oggi è rimasto poco e niente. Nel paese facciamo la spesa, acquistiamo la mitica “Simmenthal” e in più Titti si fa prendere dalla gola e compra della brioche alla marmellata e non ultimo la famosa “Raspadura” formaggio locale.

Si riprende con un bel sole ma con aria frizzantina. Passiamo da un cimitero di animali (!) e più avanti un campo di ricreazione per cani. Non sono contro gli animali ma da qui passavano santi, guerrieri, mercanzie e adesso … alleviamo animali.

La conferma di ciò arriva più avanti: siamo a san Giacomo della Cerreta luogo chiave di questa tratta della Via Francigena.

Del secolo XV contiene all’interno tutti dipinti dedicati a san Giacomo. Chiusa, cartello esplicativo divelto, il custode delle chiavi non c’è. “E’ a lavorare nei campi” – ci dice una signora della casa a fianco. Oggi costruiamo cimiteri per animali, parchi gioco per cani e questi posti lasciati allo sbando. Tra l’altro qui passano centinaia e centinaia di pellegrini di maggioranza stranieri! Che bella immagine italica! Da loro un posto così oltre ad essere indicato 50km prima sarebbe anche a pagamento. E per concludere anche l’adiacente trattoria “San Giacomo” è in vendita!

Riprendiamo dopo questa delusione. Dopo un’altra ora sempre sotto il bel sole e tra la campagna giungiamo a Belgioioso, nome da yogurt, che ha un bellissimo castello con parco (privato).

All’ombra di una bellissima pianta in fiore primaverile ci mangiamo la sospirata Simmenthal e banana. Poi in un bar ci rinfreschiamo con acqua fresca e buon caffè. Qui i cartelli della Via Francigena ufficiale segnano di andare a sud. Noi invece, come da consigli guida di Monica Datti della confraternita di san Jacopo, andiamo a nord: primo perché è più corta di quattro km e seconda sulla carta sembra più bella.

Coraggiosamente andiamo. Il sentiero costeggia la ferrovia.

Stiamo andando sempre ad est, è proprio bello e silenzioso. Il sole è alto.

Passiamo da una cascina con tanto di contadino su trattore, e ci avviciniamo ad un bosco: bosco vuol dire acqua. Infatti è previsto l’attraversamento di una diga. Nel mentre stiamo verificando se il sentiero è giusto, si avvicina un panda 4×4 con un tizio con due cani che abbaiano sul retro e con aria gioviale tipo “che notizia ti do adesso”. Ci dice “Pellegrini? Avete sbagliato strada. Dovete andare a sud”. Pensa di averci fatto crollare invece con molta calma gli rispondo “Quello che indica lei è il percorso ufficiale europeo noi seguiamo uno locale ed è anche più corto, passeremo da una diga” “Ah, bene, non lo sapevo”. Proseguiamo sperando di non sbagliare e più avanti il sentiero sparisce ma in compenso notiamo la diga.

Cerchiamo tracce di cartelli ma non ci sono. Vediamo una traccia di sentiero e la seguiamo.

Sbuchiamo a questa diga finalmente, e dato che la spalla sinistra è dolorante per lo zaino facciamo una breve sosta all’ombra presso il fiume Olona. Il cammino giunge nel paese di Corteolona, nel primo pomeriggio: poca gente. Al Bar ci sediamo all’esterno e ci gustiamo un gelato.

Alcuni avventori ci chiedono “Pellegrini, da dove venite?”. “Da Pavia” – Gli rispondo. “Bellissima Pavia!” e lui “Ma non c’è niente a Pavia. Non c’è niente per divertirsi”. Oggi è proprio una tappa strana: tra parco giochi per cani, chiesa chiusa, e che Pavia non dice niente, mi sfugge qualcosa.

Ultimi km e dopo un tratto di campagna già tutta in fiore giungiamo a Santa Cristina.

Sono curioso perché a casa mi avevano parlato bene di questo luogo: “Devi fermarti a Santa Cristina. Vedrai”. Entriamo in chiesa, sono le 4 del pomeriggio. Ci viene incontro Don Antonio, il parroco. Bel tipo, dagli occhi vivacissimi sembra un ragazzino. Subito ci accompagna al bar dell’oratorio attaccato alla chiesa e ci offre acqua fresca.

Un parrocchiano ci accompagna nell’ostello, alcune camere con tanto di letti e un bagno, pulito e decoroso. Ci spiega del posto, mette il timbro. Alle 16.30 c’è la messa e corriamo giù. La messa veloce di don Antonio dura 15 minuti. Bravo prete. Sto già godendo di questo quando inizia una adorazione eucaristica che durerà più di mezz’ora seguita da un bel vespro! Il Signore mi ama e mi conosce!

Telefono a Caronte (il sig. Danilo, traghettatore del Po) per verificare se è libero domani pomeriggio. Mi da l’ok. Chiamiamo Marta per accordarci di venire a prenderci domani pomeriggio a Soprarivo nostra meta finale di questa prima parte della Via Francigena.

Doccia e mentre ci stiamo preparando un caffè nell’ostello giunge una nuova pellegrina, solitaria. Flore da Rouen. Si sistema nell’altra stanza. Titti rispolvera il suo francese e scambia due parole. A cena ci indicano un ristorante gestito da cinesi. Ho dei dubbi, ma mi rassicurano. Sperem!

Andiamo con buon appetito. Ordiniamo il menù del giorno: tagliatelle al ragù e braciola con patatine fritte. Notiamo Flore che sta cenando da sola e chiediamo di cenare con lei. Acconsente. Titti sempre nel suo francese riscoperto chiede ragguagli sul cammino. E’ arrivata in aereo da Parigi a Milano ieri e oggi è partita a piedi da Pavia. Dal 2000 da quando ha scoperto la bellezza del cammino ogni anno compie da sola un mese di pellegrinaggio. Notando che ha un libro della Via Francigena a grandi linee e quindi col rischio di sbagliare sentiero risponde con un motto che mi stupisce “J’aime me perdre “.

Torniamo all’ostello e ci addormentiamo subito. Fa fresco in camera. La temperatura esterna si è abbassata.


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