Venerdì 7 aprile 2017 – Santa Cristina – Soprarivo – (Piacenza) km 24

Svegli alle 7 e alle 7.30 siamo nel bar di fronte a far colazione insieme ad alcuni operai. Partiamo, Flore partirà più tardi. Giornata bella ma fresca, ci sono 5 gradi ! Camminiamo veloci e subito affrontiamo un sentiero di circa 1km con erba alta. Non cogliamo il pericolo. Alla fine siamo completamente lavati dal ginocchio in giù e i piedi sono in ammollo. Quindi dopo appena 20 minuti sosta per cambiare calze e scarpe. Lasciandole fuori dallo zaino per asciugarsi.

Adesso il sentiero è bello, lineare. Punta verso nord-est verso il paese di Miradolo. Un paese ai piedi di colline in piena terra padana dove c’è un buon vino doc di san Colombano e le Terme. Notiamo in paese un distributore di latte, mozzarelle, formaggio, salumi. Dovete sapere che dall’inizio del cammino Titti non vede l’ora di comprare il pollo al mercato. Quindi vedendo questi ottimi prodotti si fa prendere e decide di comprare un po di cose. Inserisco 5 euro di banconote ma il distributore me li mangia ! Inseriamo le monete e queste ok. Telefono ad il numero di telefono della ditta e un gentilissimo ragazzo prima si scusa, poi tenta di verificare di farmi consegnare i 5 euro da un camion in zona, la ditta è di Lodi, o addirittura in caso negativo mi farà il bonifico. Incredibile. Con l’unica mozzarella acquistata ripartiamo e mi viene in mente che oggi è Venerdì di quaresima « Vedi Titti perché si è mangiata le 5 euro ? Per non farci mangiare il salame perché oggi è venerdì di magro ! ». 

Il cammino prosegue su una bella pedonale al lato statale. Aria fresca ci viene incontro. Ci copriamo col il scalda collo. Passiamo il paese di Camporinaldo e giungiamo a Chignolo Po col la presenza di un grande castello, oggi privato.

Finalmente vediamo che c’è il mercato e Titti parte. Acquisto di formaggio e frutta. Niente pollo e salame.

Passando da Lambrinia scopriamo che qui il Lambro finisce la sua corsa del Po. Superiamo il fiume dalla statale  ed entriamo nel regno di Orio Litta con tanto di cartelli, pellegrinetti, da tutte le parti.

Anche qui grazie alla bonifica da parte dei benedettini l’aerea è diventata abitabile. Sostiamo per il pranzo al sacco. Piede dolorante, schiena dolorante. Per la prox volta rivedere scarpe e zaino. Tassativo. Ultimi km ed entriamo nel paese di Orio Litta. Un bel paese. Con un’enorme villa, Litta. 

Cerchiamo la famosa Grangia Benedettina

dove una parte restaurata è diventata un ostello di prim’ordine. Da un cortile di una scuola si affaccia un maestro e ci chiede da dove veniamo. Spieghiamo e ci indirizza verso l’ostello. “Sono maestro, responsabile dell’ostello nonché sindaco! Mi chiamo Pierluigi”. LI diciamo che non ci fermiamo per la notte perché siamo diretti a Corte S.Andrea. “Domani avrò qui dieci francesi”. Andiamo all’ostello, una gentile signora ci fa da Cicerone: è veramente grande, pulito, bello. Ci sono due camere che sono delle suite! Ci sono altri cameroni, la cucina, bagni. E’ anche sede della Proloco e notiamo che in un armadio è zeppo di bottiglie di vino. Che riunioni fanno! Tavoli antichi, insomma un bel posto. Ma non ci fermiamo. Un signore indaffarato con arnesi vari sta sistemando “io sono anche consigliere”. Insomma delle persone che lavorano, si danno da fare. Timbro su credenziale ed è ora di correre verso il Po dove Caronte Danilo ci aspetta: se perdiamo l’appuntamento addio guado.

Avvisiamo Flore che fra meno di un’ora siamo lì. Ci aveva detto di avvisarla perché da sola non se la sentiva di affrontare l’attraversata. Un sms francese e ci risponde prontamente che è già li e sta riposando.

Recitiamo il rosario in questo ultimo tratto di cammino in terra di Lombardia. In meno di un’ora con un bel silenzioso sentiero tra i campi arriviamo a Corte s.Andrea.

Una auto con a bordo due stranieri in inglese ci chiedono se proveniamo da Canterbury. “No, da Vercelli”. Entriamo nel piccolo borgo accolti da un arco trionfante. Ci abitano 7 persone come mi dice una signora. C’è una trattoria che ispira tantissimo: ritornerò a verificare. Qui nebbia d’inverno e superzanzare d’estate. Il borgo è protetto da un alto argine. Da qui e testimoniato il passaggio di Sigerico. Tra l’altro vediamo lavori di sistemazione grazie al contributo regionale. Dietro la chiesa c’è l’ospitale guidato da Giovanni che ci saluta, mette il timbro sulla credenziale. Sarebbe da vedere ma il tempo purtroppo non c’è. Troviamo Flore appisolata nel prato. E veloci ci dirigiamo verso il guado

dove vediamo spuntare il faccione di “Caronte” (mio soprannome) Danilo. Ci aspetta da alcuni minuti. Scendiamo la ripida scaletta. Riprendo live “Caronte” mi di sgrida “Sei un pellegrino? O un turista?” mi catapulto sulla barca, non prima di aver tolto lo zaino con le imprecazioni di “Caronte”. Siamo soli noi tre. Pomeriggio bello. Il Po piatto. Ideali per l’attraversata.

Dura 15 minuti, per 4 km e Caronte Danilo all’inizio impreca contro tutti, poi pian piano si addolcisce. Da parecchi anni quasi tutti i giorni  traghetta i pellegrini. “Ho rinnovato la patente per altri quattro anni, poi vedremo” Che Dio lo conservi.

Approdiamo a Soprarivo la sponda emiliana. Per prima cosa ci porta davanti al monumento storico dove una pietra con disegnato un pesce testimonia che quel luogo esiste da secoli. Dice Danilo “qui è un tratto dove il Po permette l’attraversamento”. Ci porta a casa sua a pochi metri distante: una grande casa una volta ospitale, piena di targhe del cammino, di quanto manca a Roma etc. Su un tavolone all’esterno ci fa accomodare. Tira fuori un librone dove col proprio pugno ogni pellegrino scrive chi è, da dove viene e dove va, compresi gli anni che ha e firma.

Con un timbro enorme tipo osso per cani timbra la credenziale e la firma. “Buon cammino a tutti” e scompare. Grazie Caronte Danilo! Grazie di questi uomini!

Flore si dirige per il paese più avanti dove pernotterà. Noi andiamo a cercare dove nostra figlia Marta dovrebbe essere arrivata. Sull’argine ci sta cercando e la chiamiamo. Abbracci e di corsa in auto verso Cremona, dove abita. Non ci sembra vero di andare così veloci in auto. Tra l’altro passiamo dalla stessa strada del cammino verso Piacenza. Statale brutta e pericolosa. Meglio cosi.

Riprenderemo l’anno prossimo a Piacenza. A Dio piacendo.

Ultreya e Suseya!

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