La Via Francigena/8 giorno

Mercoledì 4 aprile 2018 – (Chiaravalle della Colomba) – Fidenza – Tabiano km 20

Dormiamo bene. Alle 6 suona la sveglia. Dormire in una B&B è come essere coccolati. Guardo fuori dalla finestra: piove, fa freddino, ci sono dieci gradi. Dopo una colazione abbondante ci prepariamo ben bene vista la pioggia: ombrello, cappello e guanti. Abbiamo davanti circa quattro ore di cammino per raggiungere Fidenza e le previsioni sono acqua per tutto il giorno. Prima delle 9 salutiamo tutta la famiglia e via per stradine asfaltate ma in mezzo a campi: tira anche un bel venticello. Si cammina bene.

Dopo un po passiamo da un luogo sosta per pellegrini con tanto di cartelli ma è chiuso.

Iniziamo ad aver freddo, cominciamo a bagnarci anche sotto la giacca. Dopo due ore di cammino arriviamo a Castione Marchesi. un bel paese, ben tenuto. Era una vecchia abbazia: oggi rimane la chiesa. Tentiamo di riscaldarci un po, cerchiamo di asciugarci per come possiamo. Ci vorrebbe un buon bicchiere di vino rosso..

Ripartiamo e la strada non ci aiuta: due km di rettilineo con vento contrario e pioggia costante; dopo un po inizia un vero diluvio: non ci sono case per ripararci. Camminare senza guardare avanti, sguardo a terra. Finalmente vediamo in lontananza una chiesa con dei portici: bene! La camminata è veloce, chissà se ci sarà anche un bar? Arriviamo ed è tutto chiuso, non c’è niente. Meno male però che ci sono due panche con tettoia: mangiamo qualcosa e cambiamo indumenti. E’ sempre una Provvidenza.

Si riparte, piove, verso Fidenza il traffico aumenta. Pioggia battente. Auto che sfrecciamo veloci col rischio di bagnarci. Inizia la stanchezza ma è il freddo e l’acqua che ci preoccupano; cosa abbiamo di asciutto? Ad un certo punto un auto si accosta, si ferma; esce un uomo e ci chiede. ” Stranieri?” no, siamo italiani1 E’ Giorgio amico dei pellegrini: ci da indicazioni e consigli. Che bello incontrare queste persone; sono gli angeli del cammino.

Finalmente il cartello che indica l’entrata a Fidenza. Piove.

Strada con pozzanghere. vento contrario. Ma finalmente siamo in città, al riparo. Passiamo dalla stazione FFSS e via per il centro. Dinnanzi la visione della superba cattedrale che nella facciata indica la strada verso Roma.

Ma è chiusa perchè sono le 12.45. Bagnati come siamo, freddoliti e affamati troviamo una panca per poter mangiare la nostra Simmenthal. Subito dopo entriamo in un bar caldo per berci un caldo caffè. Alla televisione trasmettono il goal di Cristiano Ronaldo in rovesciata a Torino contro la Juventus: “E’ un giocatore di un altro pianeta!” scrivono i giornali.

Sono le 14 e manca un’ora all’apertura della chiesa. Passeggiamo per la città: municipio, Palazzo Ducale. I centri storici della via Emilia si assomigliano tutti. Bellissimi. Buona notizia: ha smesso di piovere. Ritorniamo alla chiesa e alle 15 precise apre: al sacrestano chiediamo subito il timbro per la credenziale. Poi scendiamo in cripta dove c’è il corpo di S.Donnino. I pellegrini medievali sostavano sempre nei luoghi dei santi: era una tappa fondamentale. La strada la segnano i santi.

I figli ci avevano regalato un cofanetto per una notte in hotel: lo sfruttiamo e l’unico albergo in zona è alle Terme di Tabiano. Ci incamminiamo verso la periferia di Fidenza. Sempre stradine asfaltate, verso le prime colline: sono le prime che incontriamo da quando siamo partiti da Vercelli. Fa freddo ma non piove più.

Non seguiamo più le frecce della Francigena e dopo un po siamo una statale trafficata. Anche pericolosa.

Decidiamo di prendere un bus che ci porta prima a Salsomaggiore e poi a Tabiano. Scopriamo così un mondo “antico” che non c’è più: queste città una volta famose per le terme sono diventate dei paesi spettrali. Turismo non c’è più. alberghi vuoti, la stazione monumentale dove il tempo sembra che si sia fermato. Pensiamo a come doveva essere decina di anni fa. Lo sfarzo dei turisti, il trovarsi in queste terme, incontrarsi, passare le serate. “Adesso al massimo fanno due, tre giorni e via” si confida un gestore. Fa tristezza girando per queste vie. In più il paese è pieno di extracomunitari, ragazzi di colore che girano a vuoto intorno a queste ville, palazzi lussuosi.

Giungiamo finalmente dopo un su e giu con la corriera al nostro albergo a Tabiano il paese del “respiro”. Anche questo un hotel datato, anni 60 rimasto intatto. Nessuna miglioria. Siamo stanchi. Subito doccia bollente. Affamati ci dirigiamo nel locale ristorante: la cena è semplice e buona. Torniamo in camera. Scrivo il diario.

Domani si va verso la Cisa. Si sale. Ma dobbiamo scoprire una cosa che ci hanno detto oggi: la nutella di Fidenza. Cosa sarà?

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