La via Francigena/9 giorno

Giovedì 5 aprile 2018: (Tabiano) – Fornovo – Berceto Km 25

I vicini di camera hanno chiacchierato fino alle due di notte. Meglio gli ospitali del cammino, dove si dorme e basta. Sveglia alle 6.30 e colazione. Oggi ci aspetta una grande traversata sul cammino: sia per il tempo a disposizione sia per il mio cuore non posso permettermi sforzi eccessivi. Alle 8 in auto ci accompagnano da Tabiano a riprendere la via appena fuori Fidenza. Nuvoloso, fresco ma non piove. Iniziano le salite.

Superiamo Costa Mezzana e ci dirigiamo in sentiero verso un castello; così scopriamo la mitica “Nutella di Fidenza”: una fanghiglia che vederla non preoccupa ma quando la calpesti il piede sprofonda, ed è come metterlo nel vasetto della Nutella, esce a fatica, una melma. Camminiamo sull’erba bagnata iniziando a bagnarci fino al ginocchio.

Meno male che ritroviamo un tratto asfaltato ma per poco. Inizia una carrareccia poi sentiero. C’è silenzio, alcune cascine e fattorie. Altra lavata e ritorniamo finalmente su strada asfaltata. Recitiamo il S. Rosario e troviamo un’edicola dedicata a Maria. Spuntino. Ripartiamo. Aria fresca, nebbioso. Dalla prima tappa non abbiamo ancora visto il sole. La guida ci indica che incontreremo un guado: brutto presentimento. Sta piovendo da quattro giorni di fila, come sarà il livello del guado? Eccolo: l’acqua è alta sui 30 cm. Via scarpe e calze. Attraversiamo sperando di non ferirci ai piedi. che imprudenza! L’acqua è gelida.

Lo attraversiamo indenni, meno male, ma di là il sentiero è sparito. C’è la “Nutella di Fidenza” che ci aspetta! La situazione è tragicomica: rimettere calze e scarpe, senza mettere i piedi della pasta sorreggendoci a vicenda. Che sudata! Ne usciamo e dopo un po ritroviamo la strada asfaltata. Troviamo una fontana e laviamo ciabatte, e altro. Giungiamo a Medesano. Incontriamo una pellegrina svizzera stanca che si è fermata in attesa di un bus: suo marito e altri sono avanti. Riprendiamo il cammino. La strada adesso è bella ma ritroviamo traffico e rumore. Siamo nella valle del fiume Taro. Percorriamo il ponte ed eccoci a Fornovo dall’altra sponda. Sosta per il pranzo al sacco. Da qui inizia la salita di circa 40 km verso il passo della Cisa alle porte della Toscana: la nostra meta di quest’anno. Per problemi di tempo e fisici, non riusciamo a farla tutta così prendiamo il nostro bus carico di studenti che tornano a casa. Si inerpica sulla montagna. Freddo e nebbia. I ragazzi scendono quasi tutti nei paesi limitrofi e rimaniamo solo io e mia moglie. Dopo Cassio scendiamo: è il punto che avevamo scelto a casa per riprendere la via.

Il sentiero è bello, ben segnato, nel bosco. Si continua a salire. Dopo un po però diventa torrente! Che facciamo? Cerchiamo di camminare ai bordi. Ma la fatica è tanta: rami che ostacolano, ruscello d’acqua che scende. Dalla cartina noto che fra un po arriviamo ad punto adiacente la statale. Decidiamo di prenderla. Eccoci finalmente tutti bagnati, infangati ma finalmente su strada asfaltata. E’ più lunga ma più sicura e meno faticosa.

E addirittura esce anche il sole! Recitiamo il s.Rosario con calma, in silenzio, il traffico è quasi nullo. Nel cielo le nuvole si diradano e il sole diventa padrone: ci togliamo giacche, maglioni, si respira la primavera, Spettacolo. Per Berceto lasciamo la statale e riprendiamo il sentiero. Dopo una breve salita vediamo la cittadina dall’alto: panorama con tanta luce del sole, addirittura c’è una panca per godercelo. Merenda e riposo.

La discesa la paese è ripida, arriviamo in centro, al Duomo. C’è il Cristo illuminato che ci abbraccia.

Berceto è legato strettamente al pellegrinaggio: il primo abate fu nel 718 Moderanno vescovo di Rennes e pellegrino in ritorno da Roma proclamato santo dopo la morte e da allora patrono della città. Cerchiamo timbro e informazioni ma è tutto chiuso. Una gentil signora ci indica una cartoleria per il timbro. Dicono che aprono tutti i servizi con la bella stagione. Peccato. Questa via è da far conoscere tutto l’anno.

Troviamo alloggio da una famiglia che ci ospita nella loro stanzetta per ospiti, una mini B&B. Ecco finalmente un bollente doccia. Bei cambiati con vestiti asciutti usciamo per scoprire il paese: è un punto importante per le passeggiate sull’Appennino. siamo a 850 metri sul livello del mare. Cielo sereno. Ma domanda importante adesso: dove ceniamo? Mi ricordo che un mio amico pellegrino passato da qui anni prima si era fermato a cena in una trattoria particolare. Chiediamo in giro e scopriamo che c’è e addirittura è aperta!. Siamo affamati ed entriamo che non sono ancora le 19.30. Ci accolgano subito e ordiniamo: tagliatelle ai funghi, pasta con castagne, polenta, formaggio e salsiccia. Ottimo! Usciamo e fuori fa fresco. Ritorniamo alla nostra mini B&B. A letto subito e inizio a scrivere il diario ma dalla stanchezza mi addormento mentre scrivo. Riprenderò domani. Cisa arriviamo!

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