Sabato 20 maggio 2006, ore 22.15.

In camera dell’hotel a Taynuilt.

Un grazioso albergo immerso nel bosco è il nostro primo rifugio.

Sono in camera con Egidio e sarà così per tutto il viaggio. Abbiamo appena conosciuto una ragazza spagnola della Galicia che è qui per imparare l’inglese lavorando.

Ritorniamo al viaggio.

Atterriamo a Prestwick alle 15.15 locali (abbiamo un’ora di differenza con l’Italia). Piccolo paese sull’oceano che sta diventando famoso per queste rotte aeree a buon mercato. Si vede che è tutto nuovo e accogliente: negozi, souvenir, bar. Facciamo subito un’amara scoperta: la sterlina è fortissima, è più del 40% contro l’euro!

La Scozia ci accoglie con cielo grigio, queste nuvole basse e acqua battente, ma c’è il profumo dell’oceano che ripaga.

Velocemente sbrighiamo le formalità. Pier e Alberto contrattano per l’auto a noleggio: ci danno una Ford Focus. Andiamo al parcheggio e Pier la prova con un giro di ricognizione. Volante a cambi a destra: ci scappa a tutti da ridere.

Partiamo per la nostra prima meta: l’Argyll a nord-ovest.

Passiamo per la periferia di Glasgow ed essendo anche sabato, il traffico è presente. La guida di Pier è sicura anche se ogni tanto fa degli “incontri ravvicinati” con il lato sinistro (marciapiedi, muretti, ecc.). Ci sembra così strano, guida a sinistra, rotonde a sinistra.

Continua a piovere e prima constatazione: per gli Scozzesi l’acqua non sembra creare problemi.

Sono senza ombrelli e poco vestiti. Hanno un rapporto con questo tempo diverso dal nostro “mediterraneo”. L’acqua e il vento sono una parte della loro vita. Per noi sembra di essere tornati in autunno. La temperatura staziona sui 15°.

Ci immergiamo sempre più in questo territorio pieno di laghi, i loch, di acqua dolce o salata, di fiumi, torrenti, di boschi, di colline e di prime montagne (hanno questo aspetto, anche se non superano i 1000 mt.). Comincia ad aprirsi il cielo.

Dopo una curva o una salita il paesaggio cambia come il tempo. E’ un susseguirsi di nuvole nere, grigie, bianche, squarci di cielo blu e la luce, la mitica luce tanto descritta dal Pier. Andando sempre più a nord il traffico diminuisce.

Facciamo sosta davanti a questi primi laghi e c’è un posto che vende patatine e hamburger. Si chiama Pit-stop e darà il nome a tutte le soste che faremo a mezzogiorno. Prim-chips scozzesi e profumo di questa terra.

Si prosegue e giungiamo a Cairndow, località (per modo di dire: ha 4 case davanti a un lago) che Pier aveva scelto per la prima notte. Sosta e vediamo uscire dall’albergo-ristorante gente vestita nei costumi tipici per queste ricorrenze, i famosi gonnellini. Noi li guardiamo incuriositi. Le donne vestono abiti leggeri e scollati … noi siamo abbastanza coperti per il fresco!

Essendo presto, riusciamo a convincere Pier ad andare più avanti per cercare un altro posto, questo ci è sembrato abbastanza isolato.

Pier comincia a dirci la sua filosofia. (Io e Egidio la sappiamo, Alberto no): per la sera desidera cena e chiacchierata, niente passeggio.

Rischiamo andando avanti: il primo paese che incontriamo è Inveraray, famoso per un castello, una prigione storica. Giriamo per i pochi alberghi che ci sono, ma i prezzi sono salatissimi. Si prosegue lungo una strada nel bosco e ancora niente. Pier comincia ad innervosirsi, la situazione comincia ad essere critica, nessuno che parla in auto e intorno alle 20 finalmente troviamo il posto giusto.

Siamo a Taynuilt: bosco, silenzio e il cielo intanto è diventato anche sereno e la temperatura fresca.

Egidio e Alberto sono incaricati dal Pier come i responsabili per trovare il pernottamento. Per quel poco di inglese che masticano sbagliano a darci le camere (pensavano che fossimo in 2 e non in 4). Per cena desideriamo mangiare il salmone, ma è finito. Ordiniamo carne e Alberto sbaglia ordinazione (con questi menu inglesi). Parliamo delle nostre cose e infine Pier ci ridice come sua esperienza la questione della scelta, del sì in ogni circostanza in cui siamo chiamati a rispondere.

Usciamo alle 22 e il sole sta tramontando: che giornate lunghe!

Accordi per domani e a letto. Adesso come finisco di scrivere guardo la cartina stradale per il tragitto di domani. In valigia trovo un biglietto della Titti: “L’uomo è medicante di Cristo. Senza di questo anche nel posto più bello il sole nasce già stanco”. Vero, ma non è anche un po’ di invidia??

A domani!

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