quattro amici in scozia/evidenza

QUATTRO AMICI IN SCOZIA/2°giorno

Domenica 21 maggio 2006, ore 23.00.

A Portree.

Mi sveglio alle 7, ma devo ricordarmi che qui non c’è l’ora legale quindi sono le 6.

Entra una luce delicata: ma qui quanto è lunga una giornata? Colazione italiana. Alberto si cimenta con la “scozzese”.

La giornata si presenta bella, fresca e limpida.

Angelus e via. Dopo qualche miglio (qui non ci sono i km) si inizia quello che sarà il fil-rouge del viaggio: ogni volta che si presenta un bel posto, a discrezione del Pier, per la foto ci fermiamo. Predisporre tutto, cavalletto, camera e scatto.

Si arriva a Castel Stalker, un castello su un isolotto.

Pier ci fa ripercorrere le traversie dell’anno scorso per come è riuscito a fotografarlo trovando il posto esatto, per come se lo ricordava in una foto. Strada da cercare, stradina di campagna, ponticello di legno in mezzo alla baia.

Si punta dritti verso Fort William, dove arriviamo per mezzogiorno.

La giornata permane splendida e fresca.

Essendo domenica cerchiamo una chiesa cattolica, ma nell’unica trovata si sono già svolte tutte le sante messe. Pier ci avvisa che in tutta la zona non ne esistono.

Cerchiamo da mangiare qualcosa ma i prezzi sono salatissimi. Opto per spesa in negozio, ma Pier mi “fucila”, dicendomi: “Io non mangerò mai panini in questo modo“. Finalmente troviamo un bar tipico (qui è un posto molto turistico) e ci facciamo un bel panino con il salmone.

Ripartiamo, i paesi si diradano e la natura diventa sempre più padrona: montagne, torrenti, laghi.

Ad un certo punto, visione da Sergio Leone: roccia scura, cielo azzurro e una ferrovia di anni fa. Non c’è anima viva, non ci sono case. E’ un’immagine da “C’era una volta il West”. Troviamo il posto camminando su e giù e … click!

Più avanti sostiamo brevemente al monumento per la battaglia vinta dagli Scozzesi contro gli Inglesi a Glenfinnan. Tra l’altro in questa zona con un ponte ferroviario, hanno girato un film di Harry Potter.

Ripartiamo alla volta dell’oceano e finalmente, dopo varie curve e insenature, appare in fondo l’isola di Skye, nostra prossima meta.

Sostiamo per foto di rito e scopriamo un vento impetuoso. Giungiamo a Mallaig e riusciamo a imbarcarci subito per l’isola. Incontriamo degli Americani in giro per il mondo. Ci scambiamo due parole di cosa conoscono dell’Italia. A bordo (il percorso dura 25 min) ci beviamo un tazzone di caffè bollente.

Sbarchiamo sull’isola e partiamo alla ricerca dell’hotel.

Pier ci comunica che desidera fermarsi un paio di giorni per visitarla tutta. Quando venne l’anno scorso la intravide e lo affascinò misteriosamente: forse raccoglie tutto quello che la Scozia possiede. Affascinati da questo cominciamo a scoprirla.

Incontriamo per la prima volta la stradina stretta con le famose piazzole, le “passing place”: quando si incontra un’altra auto ci si ferma in queste piazzole e si lascia passare.

Sostiamo per vedere l’albergo molto particolare che Pier aveva scelto, si trova a Isle Ornsay: è molto raffinato e incantevole, ma demordiamo per il prezzo.

A questo punto la meta è per il capoluogo dell’isola, cioè a Portree a circa 40 miglia.

Pier è stanco ma tiene duro. Intanto ci confida che il suo sogno prima di morire e a Dio piacendo, è di visitare le vallate americane tanto amate da John Ford. Il paesaggio è selvaggio: oceano, laghi, insenature e montagne. Di rado qualche casa. La vista spazia lontanissima: il cielo è terso, nuvole bianche e vento, vento. Sosta per benzina ed Egidio compra una tessera telefonica per chiamare a casa, perché il suo cellulare non è abilitato.

Arriviamo a Portree insinuato in una baia e cerchiamo l’alloggio. Per primo vediamo un posto visionato su internet, non va bene e si comincia a cercarne un altro. Ma Pier, dopo un istante, vista anche la stanchezza,ritorna lì. Meno male per questa decisione. E’ un posto bello con dei finestroni sull’oceano.

Telefono a casa seduto comodamente sulla poltrona che guarda fuori. La Titti è molto invidiosa. Doccia, barba e pronti per la cena. Ma c’è un guaio: Egidio ed Alberto per la fretta avevano dimenticato di prenotare per tre notti e quando lo diciamo una camera non ha il posto. Pier si incazza e per “punizione” li manda a cercarne un altro per gli altri due. L’incazzatura è che uno deve essere cosciente di quello che fa quindi il valore del gesto è davanti all’infinito. Si trova abbastanza in fretta, quasi vicino all’altro e andiamo a cercare il posto per la cena.

Ristorantino sul porto: pesce e birra.

Rientriamo e fuori c’è un vento impetuoso. Ci rintaniamo nella prima B&B con tanto di saletta con camino acceso con vista oceano e scambiamo due chiacchiere con argomento i figli, l’educazione, ecc. Alberto introduce, vedendo una casa sperduta: “Ma se succede qualcosa ai loro figli, come fanno?”. Pier sottolinea che oggi il mondo è pieno di paure, noi che abbiamo tutto siamo continuamente in ansia e i nostri figli come li educhiamo?

Memorare e a letto. Adesso sono le 23.15, leggo Tempi e poi a nanna.

Domani comincia la scoperta di quest’isola.

Robinson Crusoe?

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