Lunedì 22 maggio 2006, ore 18.15.

Portree

La colazione è scozzese per tutti tranne me: mi devo abituare a poco a poco e mi prendo una frittata.

Fuori piove, ma il cielo comincia a scoprirsi. Immancabilmente fresco e vento. Pier è più contento con questo clima perchè è più consono al posto. Non come ieri che sembrava estivo (non per le temperature!).

Obiettivo di oggi il nord dell’isola.

Appena cominciamo la stradina, visione spettacolare: cominciamo a credere che in ogni svolta della strada vedremo questi panorami così diversi e affascinanti.

Sosta a Kilt Rock, luogo a strapiombo sul mare.

E più avanti altra foto western in una valle tipicamente americana.

Cominciamo a constatare due fil-rouge delle nostre giornate: il clack, lo scatto fotografico di Pier e la tessera telefonica di Egidio. Uno si compie, l’altra no. Lo scatto è per Pier la cosa più bella: intuizione del posto, posizionamento e “clack”. Poi quello che sarà, sarà. Invece Egidio non riesce a collegarsi usufruendo della tessera: sbaglia lui o altro? Da notare che Egidio può continuamente provare tramite delle sperdute cabine telefoniche rosse che ci sono in tutta la Scozia. Vuol dire che non sanno cos’è il cellulare?

Sostiamo brevemente in un albergo stratosferico visto da Pier su internet a Flodigarry. Che dire? vista sull’oceano, stanze da re. Pier dice: “Vale la pena mangiare scatolette per un mese per star qui un week-end!”.

Sulla punta nord dell’isola c’è un museo all’aria aperta, il “Museum of island life“: case di paglia antiche e strumenti di lavoro.

La strada è un su e giù vedendo in lontananza le Isole Ebridi. Sole, vento e bel fresco.

Pit-stop a Dunvegan. Intanto Egidio prova ancora a telefonare con esito negativo.

Ripartiamo per l’ultima meta di oggi: il faro Neist Point.

Pier, avendolo visto in foto, lo sta cercando. Ha una particolare attenzione per i fari. Dopo questo viaggio andrà in Bretagna per vederne un altro.

Arriviamo nel posto dopo aver percorso strade strette e impegnative. Prima di questo, Pier ha notato dei panni stesi coloratissimi, giusti per una foto.

Giunti al faro, cerca il posto esatto per fotografarlo, per come lo aveva visto nella foto: dobbiamo camminare sul prato, ma è bagnato e insidioso e ci bagniamo le scarpe. Vento impetuoso e fa freddo. Pier non è contento della posizione, ma si fa quel che si può.

P.s.: la foto che ho scelto come copertina del diario è proprio la foto scattata dal Pier al faro.

Alberto ed Egidio vanno a vedere da vicino il faro facendo una bella scarpinata. Io e Pier ritorniamo sul luogo dei panni stesi, ma la signora in quel momento li cambia con dei miseri pantaloni blu. Occasione sciupata. Oltre all’intuizione ci vuole fortuna.

Nel ritorno con la stradina tipica ci accorgiamo di un’altra curiosità: all’incrocio con le altre auto avviene lo scambio di saluti di cortesia con la manina. Le signore sono eccezionali.

Per tornare a Portree scegliamo un’altra strada che attraversa un altopiano e una foresta. Pier ci sfida a non perdere le bellezze intorno e ci sgrida per non aver visto una luce che compariva nel buio dal dietro. Egidio pensa che andando avanti così gli verrà il torcicollo!

Mentre fa la foto compare un bell’arcobaleno: questo avvenimento è particolarmente consueto, vista la luce che compare abbastanza frequentemente tra gli scrosci d’acqua. Pier sottolinea che aver avuto questa fortuna (l’arcobaleno) è solo per chi rischia.

Adesso sono le 18.25. Io ed Egidio siamo alloggiati presso un altro B&B, della signora Cristina. Ci stiamo preparando per andare in centro che dista meno di un km per vedere qualche negozio. Lì attenderemo gli altri che ci raggiungeranno per cena alle 19.30. Qui si mangia molto presto, dalle 17 alle 20.

Chissà d’inverno come sarà questo posto?

CONTINUA A LEGGERE

PENSIERI SERALI 3°GIORNO

VUOI LEGGERE IL DIARIO DALL’INIZIO? ECCO L’INTRODUZIONE!

Commenti