Mercoledì 24 maggio 2006, ore 18.30

Ullapool

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Mi sveglio presto, anche a causa della luce che entra dalla finestra. Chissà perché non usano le tapparelle. Il non-sapere l’inglese è un handicap non da poco per poter conoscere questo popolo, la loro vita, le loro speranze. Guardo la cartina per il percorso di oggi. Rileggo gli appunti scritti fino adesso.

Colazione scozzese alle 8.20 preparata dalla signora Cristina: mangiamo insieme a tutti i suoi sei ospiti. E’ la capienza del suo B&B. Scambiamo qualche parola con un ospite svizzero e con sua moglie che sembra uscita adesso dalla parrucchiera, sembra una bambolina svizzera.

Vedo in TV le previsioni e non sono incoraggianti. Egidio ed io andiamo in paese a piedi. Egidio mi indica un ufficio informazioni turistico dell’isola dove troviamo a prezzo ragionevole foto, libri, magliette. Arrivano anche gli altri due e li portiamo lì da noi- Alberto compra di tutto.

Acqua scrosciante e fredda. La giornata si preannuncia alla grande!

Ritorniamo dalla signora Cristina, saluti e via per il nord: lasciamo quest’isola affascinante. Il ponte di Kyle of Lochalsh è il passaggio alla terraferma.

Pier inizia a raccontarci, avendola percorsa l’anno scorso, quello che l’aveva colpito. Era arrivato fin qui e, avendo intravisto l’isola piena di squarci di sole, gli era nato il desiderio di tornarci. Accontentato! Ci accompagnano durante il tragitto nuvole nere incombenti e scrosci d’acqua.

Arriviamo a Lochcarron, stiamo per entrare nella Wester Ross. E’ la valle del Pier, anzi: “E’ la sua valle“, come spesso ci sottolinea. Ad un bivio è indeciso se fare una strada o l’altra. Decide per una sconosciuta. Passiamo per la valle di Torridon: strada stretta e panoramica. Decidiamo di fare una sosta per mangiare qualcosa, ma non c’è nulla. Due case e sono tutte abitate. Chissà di cosa vivono? Ripartiamo sperando di trovare qualcosa al prossimo bivio. E’ come essere in un deserto.

Giungiamo a Kinlochewe, il bivio: troviamo un posto tipico. In un solo luogo ci sono negozio alimentare, vestiti, giornali, prodotti per la casa, saloon. Bisogna sapere che in queste zone sono rarissimi i negozi. Ecco perchè dove ce n’è uno, c’è tutto. Pit-stop da far west. Addirittura subito dopo entrano due cow-boys! Due ragazzi del luogo. Sembra di essere a El Paso.

Pier decide di ritornare per la “sua strada”, “la sua valle“. Arriviamo e ad accoglierci c’è un delizioso posto di ristoro creato da una stazioncina della linea Wick-Glasgow.

E’ una valle ampia, non ci sono case, una ferrovia che la percorre, staccionate in legno. Pier decide di fotografarla e, sarà per l’emozione, quasi cade. Il tempo è sempre minaccioso e ventoso. Pier ci racconta la similitudine con il film “Ritorno in Inghilterra“, dove il personaggio ritrova una valle che aveva visto in un quadro e non pensava che esistesse. Questo reso possibile dall’incontro con una donna e, per questo, mosso dal cercarla.

Andando sempre più avanti, percorrendo una strada stretta, una moto con un guidatore non sicuramente inglese, quasi ci viene addosso spostandosi sulla destra.

Squarci di montagne ricoperte di nuvole nere e grigie. Sole che a tratti appare.

Arriviamo finalmente alla meta di oggi: Ullapool, un porto caratteristico della costa occidentale della Scozia. Pier ce la mostra da sud e da nord. Ci avverte che qui l’anno scorso ha sempre piovuto: che bella aspettativa!

Nel cercare il B&B, Pier desidera averne una con la finestra sull’oceano, come a Portree. Inizia la ricerca. Egidio ed Alberto, sotto un’acqua scrosciante, cominciano a perlustrare. Purtroppo sia per un motivo che per un altro, dopo un’ora non si trova niente. Fa freddo e la situazione è critica. Sono anche inzuppati. Ma come mai sono tutti pieni? Ma chi c’è in ferie in questo periodo? Dobbiamo accontentarci di un posto non tipico del paese: un grosso albergo che ha funzione anche di B&B.

Devo sbrigarmi di finire di scrivere perché abbiamo appuntamento alle 19 per andare a cena. Il posto prescelto è sempre pieno, al centro del porto.

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