Venerdì 26 maggio 2006, ore 22

Strathyre

Le previsioni alla mattina in TV danno giornata grigia e piovosa. Sistemo i bagagli: è come se il giro fosse finito, mi sento scarico e non vedo l’ora di tornare a casa. Chissà la Titti come si è sentita da sola a casa e se i ragazzi non l’hanno fatta disperare. Sicuramente le bellezze che abbiamo visto, le rivaluterò più avanti.

Colazione scozzese solo per me, gli altri demordono. Paghiamo il B&B e ci dirigiamo sotto un’acqua scrosciante a fare shopping in paese. Andiamo a comprare indumenti di lana, giacconi, maglioni e coperta. Alberto non finisce di comprare. Anche Pier compra un maglione, ma nel provarlo lascia lì il suo maglioncino. Se ne accorgerà 70 miglia più avanti. Alberto ne ha uno simile e lo rimpiazza. Benzina e via verso sud, con acqua e freddo.

Ripercorriamo la strada dell’andata. Pier fa una guida sportiva ed Egidio chiede di rallentare.

Sostiamo alla famosa stazioncina di Achnasheen (la stessa dell’andata): caffè caldo, quasi italiano, fatto una signora di Ivrea che è qui a lavorare da più di un anno. Ci racconta che lavorava in un’agenzia di viaggi da vent’anni e l’anno scorso ha lasciato tutto e tutti per venire qui da sola. Vive in una roulotte. Qui case vuote non ci sono. Una scelta che fa discutere. Pier ne è incuriosito. Veniamo a sapere da lei alcune informazioni: un operaio guadagna 800-900 sterline, un impiegato 1500; una volta a settimana passano i camioncini della carne e del pesce; i pochi stranieri che vengono qui si fermano a Inverness. Vedo un treno che transita: 2 carrozze, dentro 2 turisti che filmano e 2 del luogo.

Si riparte e commentiamo la scelta di questa persona: Pier, essendo in pensione, vorrebbe anche lui ritirarsi qui. Ad Alberto piace questa valle, è la seconda. Piove, freddo.

Sostiamo per il pit-stop al “Eilean Donan Castle“: castello in buone condizioni, punto turistico affollato. Vedendolo con questo tempo fa anche più impressione. Zuppa, due chiacchiere. Vediamo uno dei tanti gruppi di motociclisti, sono di una certa età. Fuori un suonatore di cornamusa in perfetta tenuta scozzese suona i brani tipici di questa nazione.

Si riparte. Ad un certo punto su un’altura c’è uno squarcio di luce.

Fermata e Pier si ricorda che l’anno scorso aveva fatto la stessa foto con lo stesso tempo. Coincidenza? Nel momento più bello, cioè quello del clack, gli suona il cellulare. Lo spegne. Alberto scherza chiamandolo anche lui.

Il traffico aumenta, entriamo in una delle arterie più trafficate: non eravamo più abituati. Transitiamo da Fort William e affrontiamo le alture del Glencoe, ma essendo brutto tempo si intravedono poco. Sosta veloce a Tyndrum in una specie di autogrill affollatissimo. E’ venerdì, è l’inizio del mitico week-end inglese, tra l’altro inventato da loro.

Verso le 18 giungiamo alla base di stanotte a Strathyre, un piccolo paese a circa 20 miglia da Stirling. Le poche case presenti danno tutte sulla statale e sono presenti due alberghi: è una zona con tanto di fiume, boschi e colline. Troviamo posto in un albergo con tante lucette.

Prima di cena Pier ci porta a vedere l’albergo dove si era fermato l’anno scorso: piccolo, ma raffinato, sperduto nel bosco. Alberto vede il fiume ed è come avere un’apparizione. Si innamora anche di questo posto.

Egidio fa le sue telefonate della sera e poco dopo entriamo in un pub. Ci accoglie una bella ragazza. Siamo subito a nostro agio. Mangiamo più del solito anche perchè è l’ultima cena scozzese. Alberto fa simpatia con una signora del tavolo accanto. Ci sono turisti, ma anche gente del luogo. Bevono, mangiano. C’è il camino acceso e alcuni di loro si sono vestiti leggeri. Usciamo, la serata è fresca. Alberto si attarda al cellulare con la moglie e lo piantiamo lì.

Sono in camera, comincia l’ultima notte in terra di Scozia. Domani si torna a casa.

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