Il Grande Silenzio è un film unico, anzi, un “reality” nel vero senso della parola: 160 minuti nei quali vediamo la vita dei Certosini come si svolge realmente nella Chartreuse, vicino a Grenoble, sulle Alpi francesi.

Tutto questo grazie al regista, Philip Gröning, che ha vissuto per 6 mesi nel convento seguendo la Regola dell’Ordine.

Come dice il titolo, sono più di due ore e mezza di silenzio quasi assoluto, interrotto solo da pochi suoni e rumori e ancor meno parole, quasi tutte preghiere.

Eppure questo silenzio non è affatto noioso, anzi “dice” molte più cose di quanto comunemente ci si possa attendere.

Innanzitutto, mostra il rapporto che questi monaci hanno con la realtà. È un rapporto vero, il rapporto di chi ha riconosciuto che la realtà è data e la ama per quello che è; il rapporto di chi sta davanti a una Presenza, Cristo, che fa fiorire la propria umanità.

Il silenzio di questi monaci è stare davanti a questa Presenza, non in modo passivo ed isolandosi  dalla vita dell’umanità, come sarebbe facile pensare, ma  al contrario essi vivono pienamente la loro esistenza. Ciò appare evidente dalla gioia con cui compiono i gesti quotidiani della loro vita, dalla preghiera (davvero di straordinaria intensità) alla cura dell’orto, dal cucinare al giocare sulla neve nel momento settimanale di “svago”, in cui possono uscire dal convento e stare tutti insieme.

È una vita completamente dedicata a questa Presenza, all’amore del Signore.

I monaci hanno una consapevolezza che nella mentalità comune, anche di noi credenti, si è persa: tutto quello che accade è per il nostro bene. Durante il film infatti vediamo un monaco cieco che ringrazia il Signore proprio per la sua cecità: questa è la vera fede, la fede di una persona che ha capito che la realtà è data, la ama così com’è e ringrazia e ama Colui che gliel’ha donata.

Il Papa ha detto che “il mondo ha bisogno di gente affascinata da Cristo, che ha deciso per Cristo”. Questi sono i testimoni, e i monaci lo sono in modo straordinario.

Scrive Eugenio Borgna, psichiatra: “…si vive nel silenzio e del silenzio del cuore: come avviene nella Grande Chartreuse, in questo straordinario monastero certosino …fondato da san Bruno quasi mille anni fa, che un film ci fa conoscere nella quotidiana vita di preghiera e di lavoro dei monaci. Il film è un invito a briciare in noi i vascelli delle nostre banali preoccupazioni, e ad immergerci nei modi di vivere dei monaci, nel loro dialogo silenzioso con la loro interiorità, e con il Dio vivente, che fa parte della loro fede e della loro vita. La parola tace: sospesa nella tersa e luminosa atmosfera del monastero, e immersa nelle pietre vive del silenzio che di essa risuona; e il film ci fa meditare sul mistero del vivere e del morire , della rinuncia ad ogni esteriorità, e sulla epifania della preghiera come dialogo infinito con Dio. Il silenzio è solo interrotto dai canti dei monaci, e dal suono struggente delle campane, che infrangeva per un attimo il silenzio che immediatamente dopo rinasceva stupefatto e temerario. Ai canti e ai rintocchi delle campane si aggiungeva il mormorare talora leggere e talora squillante del vento che accompagnava la vita dei monaci impegnati all’aperto nell’antico lavoro dei campi. Il tempo, il tempo interiore, misteriosamente scandito dal silenzio, e dalla solitudine della grande certosa, oscilla senza fine dal presente al passato, e dal presente al futuro, in una mistica agostiniana vertigine. Un film bellissimo che ci aiuta a capire come il silenzio possa essere il fondamento di una vita” (Le passioni fragili, pag. 49).

Il grande silenzio, anno: 2005, durata 162 , genere: documentario, regia di P.Groning, tematiche: vita monastica, target: da 14 anni in su.

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