“Amo che i miei film siano delle strutture aperte, delle proposte, degli interrogativi. Al tempo stesso, cerco di ritrovare lo sguardo, la lucidità, l’ironia, la tenerezza, il gioco dell’infanzia.

Se dovessi racchiudere in una definizione i miei film, li definirei favole per adulti”

Sergio Leone

“C’era una volta in America” un film desiderato da Sergio Leone da anni, il suo film, con riprese durate un’anno nel 1983, con trenta settimane consecutive di attività sul set.

sergio leone america 1Gli annali pure tramandano lo sbotto del regista rivolto all’organizzatore generale, Mario Cotone: “A Mario, guarda io nun le faccio e passeggiate: io quando faccio un film, faccio un film co’ a effe maiuscola: qui se devono rompe er culo tutti!“.

Anche Robert De Niro pare abbia infine fatto dono a ciascun componente del cast una medaglietta con la frase: “Complimenti, siete sopravvissuti alla lavorazione di C’era una volta in America“.

Storie di un cinema cronologicamente nemmeno troppo distante da noi ma che sembra davvero appartenere ad un’altra epoca.

Questa leggendaria “favola per adulti” della durata di 240 minuti è la storia di una grande amicizia.

Il “sogno” lungo una vita di un uomo che durante il proprio cammino ha perso il suo più grande amico e il suo più grande amore, il cui volto non sembra mai voler realmente invecchiare, attraversando i suoi pensieri a partire da quel famoso sorriso che chiude e insieme apre questa grande opera del cinema postmoderno.

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Anche perché per l’ennesima volta sono stato rimesso davanti a quel “vero” e a quel “bello” che per mia esperienza personale sono la reale stoffa dello sguardo, uno dei tantissimi che si vedono lungo la pellicola, lanciato da un vecchio di oltre sessant’anni al di là di un foro praticato nel muro del cesso in un retrobottega qualsiasi.

Che è anche la ragione per cui un film di più quattro ore non è innanzitutto una questione di “poltrona comoda” ma qualcosa di molto semplice e che c’entra con chi sono:

“Ti ho riportato la chiave della pendola.”

Le lancette possano allora ricominciare la loro corsa a permettere il racconto di tutta un’esperienza, fosse solo immaginata:

“E’ da tanto che mi aspetti?” “Tutta la vita”.

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Ecco ciò per cui “vale la pena”: a pensarci bene di quante cose possiamo dire una così?

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