Sempre gli uomini sono stati cupidi e sovente cattivi. Ma echeggiava lo scampanio della sera, volava sul villaggio, sui campi, sui boschi. Esso rammentava che bisogna abbandonare le meschine cose terrene, dedicare un’ora e i propri pensieri all’eternità. Questo scampanio elevava gli uomini, impediva loro di ridursi come animali, a quattro zampe”.

Le poche parole dello scrittore russo Solgenitsin mi consentono di richiamare all’attenzione dei lettori del nostro San Michele non solo uno dei tanti gioielli artistici dell’Italia minore ma soprattutto di illustrare una delle soste più amate da molti dei pellegrini che ripercorrono la Via Francigena

sollecitati dal lavoro di riscoperta dei vecchi cammini ad opera della “Confraternita di San Giacomo di Compostella” con sede in Perugia di cui parlerò più avanti. Perché la Chiesa dedicata a San Giacomo Maggiore nella frazione omonima di Belgioioso (Pavia) è veramente nascosta ai più.

Quattro case, una cascina e il nostro Oratorio, vero gioiello dell’Arte Lombarda del primo Quattrocento. Se oggi il tempo pare si sia fermato nella frazione e la Chiesetta sperduta e ignorata nelle campagne della pianura padana non così fu nel Medio Evo. Infatti i pellegrini diretti a Roma lasciata Pavia scendevano a San Pietro in Verzolo e dopo il Convento di San Lazzaro guadavano “ad vadum francigeni” la roggia Vernavola (ancora oggi troviamo traccia nella toponomastica che chiama quella strada Via Francana); dopo San Leonardo ed Ospedaletto e superate le insidie del “Ponte dei ladri” ecco l’ospitalità di San Giacomo. Ospitalità corroborata dalla statua lignea di San Giacomo (ancora oggi oggetto di devozione in occasione della processione del 25 luglio giorno in cui si festeggia San Giacomo Maggiore) e dal corredo pittorico quasi interamente dedicato all’Apostolo.

Gli affreschi sono stati divisi dagli studiosi in tre gruppi prendendo come termine di paragone il dipinto firmato e datato Johanes de Caminata 1468. Basta solo ammirarli nel silenzio di un pomeriggio primaverile per far cogliere questo luogo sotto una luce nuova e inattesa..

Esso fu spazio di vita, luogo di incontro per gente proveniente da paesi diversi, occasione di riposo e ristoro durante la fatica del viaggio, di spicciola solidarietà e convivenza. San Giacomo è raffigurato isolato in diversi atteggiamenti e vesti poco dissimili, con il cappello scivolato sulle spalle, la conchiglia in bella evidenza, il bordone in una mano e il libro nell’altra oppure nell’atto di presentare gli offerenti alla Vergine.

Ma si diceva che i pellegrini cominciano a riapparire. Merito della Confraternita di Peruga e del suo Presidente, il prof. Paolo Caucci Von Saucken , forse il massimo studioso vivente dei pellegrinaggi a Santiago di Compostella, che ha definito il nostro Oratorio unico nel suo genere per il numero e la qualità degli affreschi che raffigurano San Giacomo. I pellegrini, questi pii viandanti che , per devozione e penitenza, hanno formato e formano una comunità in cammino verso i luoghi santi della cristianità si riaffacciano nei nostri paesi. E, a questo proposito, non posso fare a meno di ripensare con commozione al vecchio pellegrino di dieci anni fa circa incrociato nelle strade tra Pavia e San Giacomo. Uno dei tanti pomeriggi assolati di giugno nel primo pomeriggio. Tra i doveri di un padre di famiglia numerosa quello di dedicare, anche se controvoglia, parte del tempo alle spese. Quel giorno decido di lasciare la statale per percorrere la vecchia strada, asfaltata ma stretta, che vi ho descritto all’inizio. Prima di Ospedaletto sorpasso un vecchio. Nello specchietto retrovisore intravedo la conchiglia penzolante dal collo. Blocco la macchina e mi avvicino. E’ spagnolo e da Roma sta risalendo la penisola. La meta è però Santiago. Quel giorno vuole raggiungere Pavia per visitare la basilica di San Michele Maggiore. Gli chiedo dove dorme. Di solito – è la riposta – dove posso, dai parroci. Ma quella sera? Toglie dallo zaino un foglietto stropicciato. Ma – dice il pellegrino – ho un riferimento: continuo a telefonare a questo numero ma nessuno risponde. Guardo e intravedo il numero di telefono di casa mia coi numeri invertiti. Ci abbracciamo e recupero Octavio Sana Alcon di Astorga – questo è il nome del pellegrino – per trascorrere una indimenticabile serata mischiando spagnolo ed italiano. In conclusione, l’antica via è riaperta. Gli antichi luoghi possono rivivere e necessitano di interventi di restauro. Come quello che attendono gli affreschi di San Giacomo della Cerreta. (Carlo Grignani)

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