Don Antonio Bellina, poeta, giornalista e grande sostenitore delle radici friulane.


Domenica mi telefona mio figlio: “Guarda su Facebook c’è Venzone (Friuli) che è il nostro paese d’origine” lo dico a mia moglie che è iscritta e ci colleghiamo, ed eccolo li lo splendido duomo trecentesco di S.Andrea

e scopro che si sta celebrando la messa del tredicesimo anniversario della scomparsa di pre Toni Beline (don Antonio Bellina) nativo di Venzone e incidentalmente parente alla lontana di mio papà.

Pre Toni oltre che prete e prete “scomodo” fu scrittore , poeta giornalista e grande sostenitore delle radici friulane (autore tra l’altro della traduzione in friulano della Bibbia ). Perchè scomodo? Perchè diceva sempre quello che pensava e questo “ causava qualche attrito “.

Quando venne papa Woityla in Friuli fu l’unico a protestare a causa delle spese che ciò avrebbe comportato e questo nonostante la sua grande stima verso il pontefice. Una su a frase tipica era : “il ver pastor di une glesie, a nol è il plevan, ma il Signor. Parcè che se al mancje il plevan, a nol sucet nuie, ma se al mancje il Signor , il mont a nol sta in pit” ( il vero pastore di un paese non è il parroco, ma il Signore, perchè se manca il parroco non succede niente, se manca il Signore il mondo non sta in piedi)
Illuminante per capire non solo lui, ma anche il carattere friulano , è la lettura di un suo libro scritto avanti negli anni : “La fabbriche dai predis” (la fabbrica dei preti ,cioè il seminario). In questo libro contesta la forzatura di una educazione tesa alla omologazione più spinta dove, sia pure con tutte le più buone intenzioni, non si aiutava la persona ad essere sempre di più se
stessa ,come l’aveva fatta Dio, cosciente delle sue radici e della sua vocazione specifica, ma si cercava di costruire “ i buoni cristiani” tutti uguali, negando la realtà, perdendo la memoria , sparisce tutto, non e mai esistito se si perde la concretezza si perdono poi le motivazioni.

Venzone

Ma splendido è il finale del libro scritto per far luce su un luogo e un tempo importanti per l’appassionato autore. Cita un convegno su Auschwitz e la domanda tremenda che sorgeva: dov’era Dio, ma un rabbino ha rovesciato la domanda : dov’era l’uomo? E allora pre Toni dice non voglio chiudere il mio diario sul seminario in maniera cosi drammatica e chiaramente
sproporzionata. Perchè in seminario Dio c’era. Anche troppo e a volte a sproposito. Forse mancava l’uomo. A distanza di anni, con il cuore distaccato e l’anima in pace , preferisco finire con le parole del “Diario di un curato di campagna “ di Georges Bernanos : “Tutto è grazia”.

Commenti