Dopo il lungo isolamento domestico dovuto alla quarantena per il Coronavirus, il desiderio di tornare ad immergersi nella natura, respirare a pieni polmoni e ammirare la bellezza era grande. Così con un paio di amici abbiamo deciso di fare una passeggiata nella Val di Mello (Sondrio), che univa tutte le caratteristiche desiderate: comoda da raggiungere dal Milanese (siamo all’inizio della Valtellina), camminata non particolarmente impegnativa (ideale dopo tre mesi di sedentarietà quasi totale) e paesaggi meravigliosi – garantiva l’unico dei tre che già ci era stato, seppure molti anni fa. Così, approfittando di un martedì libero per tutti, eccoci pronti a vivere una giornata in Val di Mello.

La prima citazione è per una sosta in un negozio di alimentari di una delle frazioni del Comune di Val Masino per comprare i panini, naturalmente imbottiti con bresaola e formaggio locale. Arriviamo poco dopo al parcheggio del centro sportivo di San Martino Valmasino, la frazione che costituisce la “porta d’ingresso” della Val di Mello.

Qui lasciamo la macchina e iniziamo a camminare costeggiando già il torrente che ci farà compagnia per tutta la passeggiata, anche se volendo avremmo potuto parcheggiare più in alto, all’inizio di quello che è considerato il vero e proprio itinerario nella Val di Mello (raggiungibile anche con una navetta). La passeggiata è effettivamente agevole, su una mulattiera ampia e con pendenza molto dolce. Ideale per escursionisti di ogni tipo e per questo molto frequentata anche in un martedì di fine maggio – attenzione dunque se progettate una passeggiata nel weekend oppure in piena estate!

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L’acqua è la protagonista assoluta: torrente spumeggiante e limpidissimo, riflessi color smeraldo, cascate e laghetti. Non mancano lungo il cammino diversi agriturismi e rifugi, dunque c’è l’imbarazzo della scelta anche per chi volesse mangiare comodamente seduto, noi però proseguiamo e la prima tappa significativa è il laghetto del Qualido, formatosi nel 2009 a causa di una frana dalla parete sovrastante. Dimostrazione perfetta che la natura sa trarre il bello anche da eventi negativi: il lago è un’attrazione irresistibile per tutti, ci fermiamo – come la gran parte degli altri escursionisti – per molti minuti per fare fotografie alle montagne che ci circondano e al lago stesso (meraviglioso con il suo riflesso) e si notano anche alcuni alberi ormai “a mollo” nello specchio d’acqua, testimonianza della genesi recentissima del laghetto. Si prosegue poi sfiorando un piccolo nucleo di abitazioni rurali in pietra e arrivando a un altro lago meraviglioso. Il nome è decisamente curioso: Bidet della Contessa. Beh, quella Contessa doveva essere particolarmente fortunata: acqua color smeraldo, un panorama meraviglioso con il gruppo del monte Disgrazia a dominare la vista… ecco, forse solo un po’ troppo fredda l’acqua per farci davvero il bidet!

Nell’ampio pianoro di Cascina Piana (la più grossa località che abbiamo incontrato, con le sue numerose abitazioni in pietra e legno) ci fermiamo per mangiare, gustando finalmente i panini a bordo torrente, che qui si divide in molti rivoli. Lo spiazzo erboso è davvero molto grande, dunque può essere il punto perfetto per la sosta picnic, anche perché dopo di esso la salita inizia a farsi più impegnativa, dunque può essere per molti anche l’ideale punto di arrivo. Noi subito dopo mangiato siamo andati avanti ancora un po’, inoltrandoci nel bosco e iniziando a fare un po’ fatica, ripagata però dallo spettacolo del torrente e delle sue cascate. Come prima uscita dopo la quarantena ci dichiariamo soddisfatti e così non arriviamo fino all’Alpe Pioda, tornando invece indietro per una discesa che è impegnativa solo nella sua prima parte e fermandoci ancora un poco nelle varie tappe già affrontate salendo.

Mauro Mantegazza

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