Si rimane folgorati davanti a questa lettera scritta da Vincent Van Gogh al fratello Theo (una delle centinaia).

In quel periodo non aveva ancora deciso cosa fare nella vita. Ma già da questi primi passi si intuisce la sua creatività che lo porterà a diventare uno dei più grandi pittori di tutti i tempi.

Perché è stato un grande uomo. Che occhio per guardare la realtà: e certamente non è la realtà più maestosa.

Ogni giorno abbiamo davanti “la mostra dei cento capolavori“. E’ per tutti. Basta avere gli occhi e guardare.

2 novembre 1883

Caro fratello,
Volevo solo dirti di un viaggio a Zweeloo…
Prova ad immaginare un’escursione attraverso la brughiera alle tre del mattino su un carretto aperto .. Lungo una strada, o ‘diek’ come dicono qui, su cui hanno messo messo il fango anziché sabbia per alzarla..

Quando ha cominciato a far giorno e i galli si sono messi a cantare da tutte le parti nei pressi delle capanne sparpagliate nella brughiera, le poche casette davanti alle quali siamo passati – circondate da esili pioppi di cui si sentivano cadere le foglioline gialle – un vecchio rudere di un campanile in un cimitero cinto da un muro di terra e una siepe di faggi, i paesaggi piatti della brughiera e dei campi di grano , tutto, tutto somigliava ai più bei quadri di Corot.

Un silenzio, un mistero, una pace come soltanto lui ha saputo dipingere.

Comunque era molto buio quando siamo arrivati a Zweeloo alle sei di mattina. L’ingresso nel paese era bellissimo. Gli enormi tetti di muschio delle case, delle stalle, degli ovili e dei fienili. Qui le case sono molto ampie, in mezzo alle querce di uno splendido color bronzo. Nel muschio ci sono tonalità di verde oro; nel terreno i rossi, blu e gialli tendenti al lilla il grigio scuro, tonalità di una purezza indescrivibile nel verde dei piccoli campi di grano. Toni di nero sui tronchi bagnati, che si stagliavano contro piogge dorate di foglie autunnali svolazzanti e vorticanti ancora attaccate come rade parrucche ai pioppi, alle betulle, ai tigli e ai meli come se vi si fossero appena posate, lievi, con il cielo che baluginava qua e là. Il cielo terso, limpido, luminoso, non bianco ma di un lilla indecifrabile, un bianco nel quale si vedono turbinare rosso, blu e giallo, in cui tutto si specchia e che si avverte sopra di sé ovunque, vaporoso, che si fonde con la foschia sottile sottostante. Tutto insieme da una gamma di grigi delicati.

A Zweeloo invece non ho incontrato nemmeno un pittore, pare che d’inverno non vengano mai, dice la gente. E’ esattamente d’inverno che io spero di essere lì. Dato che non c’erano pittori anziché aspettare il rientro del mio padrone di casa ho deciso di tornare a piedi e di fermarmi a disegnare qualcosa strada facendo. […]

Tutta la zona intorno a Zweeloo in questo momento è coperta di grano giovane – del verde più tenue che io abbia mai visto. E sopra un cielo di un lilla tenue e bianco che da un effetto – non credo di riuscire a dipingerlo, ma per me è il tono di fondo che si deve conoscere per sapere quello di altri effetti. […] La terra povera della Drenthe è tutta uguale, solo la terra nera è ancora più nera – come fuliggine – non un nero violaceo come nei solchi, ma malinconico e coperto di erica e torba in decomposizione.

Vedo dappertutto gli effetti casuali su quel fondo infinito, nella brughiera le capanne di torba, nelle zone fertili costruzioni molto primitive di fattorie e ovili con muretti bassi, molto bassi e tetti di muschio enormi. Tutto attorno querce. Quando si passeggia per ore e ore nella zona, si ha la sensazione che non esista altro che quella terra infinita, quella muffa di grano o di eriche, quel cielo infinito. Cavalli e persone sembrano piccoli come pulci. Non si avverte nient’altro, anche se in sé è così grande, si sa solo che c’è terra e cielo. …

Ho visto uomini intenti ad arare, un carro di sabbia, pastori, stradini, carri di letame. In una locanda lungo la strada ho disegnato una donnina anziana con l’arcolaio, una piccola sagoma scura – come in una fiaba – una piccola sagoma scura contro una finestra chiara dietro cui si vedeva il cielo luminoso e una stradina in mezzo al verde tenue e un paio di oche che becchettavano nell’erba.

Poi, al crepuscolo – immagina il silenzio, la pace del momento! Immagina un filare di alti pioppi con le foglie autunnali, immagina una larga strada di fango, tutto fango nero con sulla destra la brughiera fino all’infinito, sulla sinistra la brughiera fino all’infinito, un paio di sagome, nere triangolari di capanne di torba dalle cui finestre filtra la luce rossa del focolare, con alcune pozze d’acqua sporca giallastra in cui il cielo si specchia e marciscono i tronchi delle eriche.

van gogh la mostra dei cento capolavori pastore

Pastore con gregge nei pressi di una chiesetta a Zweeloo

Prova a immaginare questo fango di sera al crepuscolo sotto un cielo lattiginoso, quindi tutto nero con il contrasto del bianco. E in mezzo a quel fango una figura rozza – il pastore – una quantità di masse di forma ovale, mezza lana mezzo fango, che si scontrano tra loro, si spingono – il gregge. Li vedi venire avanti – tu sei in mezzo – ti giri e li segui. Con fatica e controvoglia avanzano sulla strada fangosa. In lontananza vedi anche la fattoria – alcuni tetti di muschio e mucchi di fieno e di torba tra i pioppi.

L’ovile è un’altra forma triangolare. Scura. La porta è spalancata come l’entrata di una spelonca buia. Dalle fessure tra le assi sul fondo traspare di nuovo la luce del cielo. L’intera carovana di masse, lana e fango, scompare in quella spelonca – il pastore e una donnina con una lanterna si chiudono le porte alle spalle.

Questo ritorno del gregge al crepuscolo è stato il finale della sinfonia che ho sentito ieri.

La giornata è passata come un sogno, sono stato così assorbito da quella musica commovente per tutto il giorno che mi sono letteralmente dimenticato perfino di mangiare e di bere – ho preso una fetta di pane nero e una tazza di caffè nella locanda dove ho disegnato l’arcolaio. Il giorno è passato dal crepuscolo del mattino a quello della sera, o meglio da una notte alla notte successiva tanto mi sono perso in quella sinfonia. Sono arrivato a casa e seduto accanto al fuoco ho sentito la fame e mi sono reso conto con sorpresa di quanto ero affamato.

Lo vedi com’è qui – ci si sente come una mostra dei cento capolavori, per esempio. Che cosa ti resta di un giorno così? Solo alcuni schizzi. Ma ti resta anche qualcosa d’altro – un serena passione per il lavoro.

… Con una stretta di mano.
Tuo Vincent


Se ti interessa approfondire l’argomento, leggere altre lettere di Van Gogh al fratello Theo e vedere i suoi schizzi, ti consiglio questo libro:

“Le sue lettere non sono un insieme di esternazioni irrazionali, prive di coerenza, ma la testimonianza di un genio, di un sottile pensatore, con una precisa visione del mondo, alla costante ricerca del senso dell’esistenza. Le lettere rappresentano per l’artista un vero e proprio laboratorio, di cui egli si serve per sviluppare idee sull’arte, sulla vita, sulla pittura e sulle sue tecniche, sulla letteratura – di cui era un appassionato frequentatore – e sulla condizione umana in genere”.

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