Ci sono borghi che scopri per puro caso, perché ne leggi sulla guida, e ti sanno di casa. Poi lo dimentichi, e trovi un offerta. Che è perfetta: a metà tra l’Etna e arroccata sopra Taormina. Castelmola è amore a prima vista.

Eletto uno dei borghi più belli d’Italia, è così diverso (per fortuna) dal caos di Taormina. Castelmola è il sorriso di Grazia, che ci accoglie alla porta medievale con il pass residenti in mano. È la timidezza di Philip, sul terrazzo a colazione. Sono i mille abitanti. Sono le case dimenticate, dai tetti sfondi, che non possono essere aggiustati perché “ragazzi avete idea come si può fare un trasloco qui?”. È quel “ho comprato questa casetta a chiocciola perché ci credo davvero che la bellezza può salvare il mondo.” È la Madonnina della Rocca, trovata da un pastorello con il gregge, riparatori durante la pioggia.

È Giovanni, nonnino centenario vestito di bianco seduto su un muricciolo – lui è la memoria storica delle campagne e della città: nei suoi giorni belli era guida turistica, ora racconta a noi, del Montetauro, e di quando “qui non c’era nulla.” 


È scendere a Taormina, strappando un passaggio.

È visitarla, con gli occhi sempre volti all’insù, al piccolo borgo che rapisce il cuore. 
Taormina carina. Ma nulla più. Affollata, piena di orde di Crociere, intente a fare shopping di lusso. Le spiagge di sassi come patchwork di teli mare, in LiguriaStyle. Tutto carissimo. Facciamo il bagno a Isola bella, con il sole nascosto dietro le nuvole. Rimandiamo le gole dell’Alcantara. E decidiamo di rimanere una notte in più, a Castelmola. Ci torniamo con un pullman, in ritardo. Il perché è presto detto: l’autista si ferma a parlare con chi, a piedi torna su. Li conosce tutti. Offre passaggi. Ride. Conosce i tornanti come le sue tasche. Arriviamo nel borgo, la luna riflette sul mare un fascio di luce – gialla. 
Saliamo sul terrazzo della casa a chiocciola, luci lontane, vino alla mandorla. Felicità. Castelmola è tutto questo. Solo questo.

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