Full immertion per l’ultimo giorno intero in Sicilia. Verso luoghi che a nessuno dei due sono sconosciuti: la chiave era provare a vederli con occhi diversi. Per quanto mi riguarda sono passati 9 anni. 
Iniziamo dalla casa natale di Pirandello, in mezzo a campi bruciati dal sole.

All’interno non molto, lettere, dipinti, bozze di componimenti teatrali. Ma mi emoziona pensare che forse i casi davvero non esistono e un genio così poteva solo essere nato ad Agrigento, contrada del Kaos. 
Ci arrampichiamo nel bianco della scala dei turchi, affollata di turisti, e guardiamo il mondo tuffarsi di sotto. Gli uni sulle gambe degli altri. Io desisto. Anche se il mare é verde e blu e lo scirocco fa sudare.


Aspettiamo fino a sera perché, per salutare questa magnifica terra vogliamo regalarci un’ultima piccola emozione – la Valle dei Templi, illuminata, e avvolta nel buio. Ed è così. I resti sembrano svettare in mezzo al vuoto, e il cielo sembra essere ancora più nero.

L’atmosfera diventa subito magica, l’arietta smuove le foglie degli ulivi secolari che raccontano alle orecchie dei turisti meno distratti leggende antiche. C’è una conferenza, sotto la volta stellata, penso a quanto sarebbe bello portarsi un tempio, ma anche solo una colonna, a casa. Tutto torna ad essere davvero sospeso come vivessimo in un tempo lontano. E non posso far altro che immaginare le navi cartaginesi avvistare le colline da lontano. Vinti dalla gelosia di non avere altrettanto.

Anche i diari finiscono.
Noi torna a casa (forse: voli in ritardo, la Sicilia proprio non ci molla!)

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