Sul comodino accanto al letto dell’ospedale in quei quindici giorni di battaglia contro il virus “misterioso” c’era un libro voluminoso di oltre mille pagine: sulla copertina un “cowboy” nel tentativo di domare un cavallo. 

L’avevo portato da casa. Scelto all’ultimo momento. Così.

Gli infermieri e i dottori mi chiedevano: “Cosa legge?”  Rispondevo: “La storia di uomini che tentano di cercare di domare non solo i cavalli ma le circostanze che la vita gli pone davanti: drammatiche, dolorose, gioiose, crudeli, imparando così la pazienza, e magari anche il silenzio nello stare di fronte a quei fatti molte volte misteriosi. Come era per me in quei giorni.”

Il libro è stata la mia unica compagnia in quei giorni.

Titolo: “Lonesome Dove” il nome di un paese nel sud America al confine col Messico. Un romanzo scritto nel 1985 da Larry McMurtry

Siamo nella seconda metà del XIX secolo: le tribù indiane decimate da battaglie e da malattie, avidi bianchi che razziavano bisonti, le poche cittadine ricche di gioco d’azzardo e prostituzione, il coraggio disperato dei coloni che si avventurano in luoghi sconosciuti in cerca di un angolo per sé, di qualcosa che assomigli a un futuro, il riposo nervoso di chi sa soltanto combattere e non trova riposo, se non per brevi momenti, nell’esteso silenzio del mondo lasciato a se’ stesso.

Ed è uno sviluppo di vite con il pulsare di sentimenti ed emozioni. 

Me ne sono innamorato subito quando lo lessi per la prima volta alcuni anni fa. Appena all’inizio leggo:

“Non dormiva mai più di cinque ore di fila, e di solito ne dormiva quattro. Chi dorme tutta la notte spreca troppo della vita, ripeteva spesso…si alzò verso le quattro di mattina, per preparare la colazione: un pasto troppo importante per essere affidato a un bandito messicano. Il pezzo forte erano le gallette di lievito naturale, che Augustus cuoceva in gran quantità in un forno olandese dietro casa…Il resto della colazione era secondario; si trattava solo di tagliare qualche fetta di pancetta e di friggere una padellata di uova di pollastra. Per il caffè si poteva contare su Bolivar. 

Augustus cuoceva le gallette all’aperto per tre ragioni. Primo, perché la casa si sarebbe scaldata parecchio durante il giorno e quindi non aveva senso alimentare un fuoco più vivo…Secondo, perché le gallette cotte nel forno olandese erano migliori di quelle cotte sulla stufa, e terzo, perché voleva godersi all’aperto la prima luce del giorno. Chi dipendeva da una stufa al chiuso si perdeva l’alba, e perdersi l’alba significava affrontare una lunga distesa di polvere e calore prima di vedere qualcosa di altrettanto bello.

Ad est il cielo era rosso come le braci di una fucina e illuminava le terre basse lungo il fiume. La rugiada aveva bagnato i milioni di aghi del chaparral e, quando l’orlo del sole spuntò all’orizzonte, il chaparral sembrò tempestato di diamanti. Nel cortile un cespuglio si riempì di piccoli arcobaleni. L’alba aveva il dono di rendere bello perfino il chaparral, pensò Augustus, e contemplò felice la trasformazione, sapendo che sarebbe durata solo pochi minuti…”

Il genio, l’artista ha la capacità di descrivere quello che ognuno di noi sente ma non sa descrivere. 

Mi sono trovato subito in sintonia: non perdersi la bellezza dell’alba, cioè non perdersi la bellezza di ciò che la natura offriva ogni giorno.

Trama: la storia ha inizio quando i due principali protagonisti, due ex capitani dei Ranger Augustus McCrae e Woodrow Call, diventati commercianti di bestiame vengono convinti da un loro amico, Jake Spoon, a radunare una mandria e portarla nel Montana, un viaggio di tremila miglia, in una terra libera e ancora da scoprire, un paradiso da conquistare. Ed è durante questo lunghissimo viaggio che ogni cosa si compie, che i destini dei singoli troveranno in qualche modo il proprio perché, spezzandosi d’improvviso, esattamente come a volte fa la vita, deviando da un cammino che si immaginava già segnato, ricominciando da zero quando ogni cosa sembrava ormai perduta o ancora arrendendosi, allo sfinimento, al dolore, a una pallottola o a una freccia per nessun altro motivo se non perché è venuto il momento di fermarsi.

Lonesome Dove è un romanzo raccontato in modo magistrale, un classico del western che con ogni probabilità è il miglior libro mai scritto di quel genere.

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